Anaffettività: quando il Cuore è chiuso in una gabbia

Nei sentimenti siamo tutti diversi, però alcune persone, spesso di sesso maschile soffrono di anaffettività, in forma leggera o addirittura patologica. Dal un punto di vista della parola, per anaffettività si intende l’incapacità di una persona di provare o esprimere affetti. In altre parole, nell’individuo anaffettivo si riscontra l’incapacità, di provare emozioni oppure di esprimere le emozioni che si riescono a provare, che quindi rimangono represse e non espresse. Non di rado questo fenomeno si manifesta in persone che sono soggette a stress, hanno molte cose a cui pensare e non vengono mai ricambiate o aiutate, malgrado riescano a compiere gesti che non esprimono indifferenza alla vita altrui. L’individuo anaffettivo tende così a distaccarsi da tutto il mondo e a dimenticarsi di esistere, affidandosi solo alla pura razionalità prima di compiere una qualunque azione. All’anaffettività può essere legata la cosiddetta alessitimia (anche alexitimia, dal greco a- «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione» dunque: «mancanza di parole per [esprimere] emozioni»), che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, che comporta l’incapacità sia di riconoscere sia di descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. Gli affetti, in genere, e per definizione, sono sentimenti di singolare intensità che si sottraggono al controllo della volontà. Un comportamento è definito come “affettivo” quando è causato da forti emozioni. Un soggetto anaffettivo non prova né esprime affetti in condizioni e circostanze in cui normalmente questi vengono provati. Il problema può rientrare in un quadro psicopatologico particolare e definito clinicamente (psicosi) e si esprime attraverso la difficoltà di mostrare sentimenti ed emozioni. In casi particolarmente complicati, l’anaffettività può accompagnarsi a una barriera corporea particolarmente pesante: in questo caso la persona anaffettiva è anche scarsamente propensa al contatto fisico, fino a provare imbarazzo o disagio nell’essere abbracciata. Ovvio che in taluni casi la diagnosi può essere complicata da fattori culturali: è infatti noto che le culture del Nord Europa sono molto meno propense all’espressione dei sentimenti di quelle mediterranee, contatto fisico compreso.In psicopatologia, va sottolineato che l’anaffettività non è considerata una sindrome, ma un sintomo. Può essere presente infatti anche nell’anoressia mentale, in alcuni tipi di psicosi e in misura minore nelle nevrosi ossessive e in alcuni disturbi di personalità.

Possibili cause dell’anaffettività:

Si tratta spesso di un fenomeno di tipo difensivo che si manifesta contestualmente alla presenza di emozioni particolarmente forti o che incutono paura. In generale si può dire con certezza che se per un individuo amare, nel suo vissuto passato, è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente lo stesso individuo può cominciare a reputarlo un comportamento da evitare e da scansare, creando così quella che viene a essere una reale difficoltà nel produrre e reggere relazioni e rapporti che comportino in qualche modo l’implicazione di una certa intimità. In altri termini, le persone anaffettive hanno difficoltà a esprimere emozioni più per paura di restarne feriti che per effettiva incapacità a provare sentimenti. L’anaffettività può essere un modo inconscio per difendersi da esperienze dolorose vissute durante l’infanzia. Sono infatti particolari situazioni traumatiche, di abbandono o percepite come tali, che generano tale freddezza e, successivamente, quello che viene definito un totale ripiegamento emotivo. L’individuo, per non soffrire più, si organizza attraverso il distacco emotivo difensivo. Le persone con tale caratteristica infatti, ogni volta che sono in qualche modo sfiorate dall’amore, dagli affetti, da qualsiasi forma sentimentale positiva, sono pervase dall’angoscia dell’abbandono e inconsapevolmente si difendono ibernandosi, raggelandosi negli atteggiamenti, in una sorta di bolla anestetica personale. L’anaffettività è sostanzialmente disinteresse, vero o voluto, di sentimenti verso persone che ci potrebbero coinvolgere emotivamente. È una difesa del proprio io, che ha stabilito, fin dalla tenera età, che non vuole coinvolgimenti emotivi, perché questi lo fanno soffrire. Il risultato è un ripiegamento su se stessi e i propri bisogni e ovviamente queste persone, non si rendono conto del loro modo di essere, che ritengono normale. (fonte Riza.it) E come al solito scrivo le mie personalissime considerazioni. Ho conosciuto individui così e forse per un periodo della mia infanzia anch’io ho sofferto chiudendomi a riccio. Poi, apprezzando l’amore che riscontravo in alcune persone, ho scelto quella strada. Amare senza condizioni o risparmi energetici vuol dire ricevere col tempo affetto e stima comune. E’ come un investimento sul proprio Cuore: pare che conceda tanto ma poi ne riceve altrettanto. Ciò però, ha fatto in modo che individuassi atteggiamenti anaffettivi e devo riconoscere che è doloroso sentire persone frenate e racchiuse in una razionalità che sa di distacco. Non so come si possa guarire o aiutare a farlo però so soltanto che ho creduto sempre nella forza delle carezze rivolte ad un cuore. Ho creduto sempre nella delicatezza di passi leggeri e discreti, di rispetto e silenzi per concedere il tempo e lo spazio all’altro Cuore, di imparare ad Amare, fino a che non diventa semplice come il sorgere del Sole. Stefania

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