Come sorelle

Il percorso di vita lo definisco una magia mutante: tutto ti evolve, modifica, insegna, e di ciò che eri rimangono gli aspetti distintivi caratteriali ma anch’essi acquisiscono una maturità e, soprattutto i difetti, diventano “più umani”, più malleabili. Tutto incide nel percorso ma voglio parlare delle amicizie, soprattutto quelle che nascono in età matura. Ovvio che posso pronunciarmi sulla mia esperienza che può somigliare a qualcun’altra ma girandomi intorno, noto che c’è similitudine al mio percorso. Sono sempre stata profonda e non so se determini un guaio o un’intensità di sentimenti. Sono sempre stata Cuore prima della ragione e di questo neppure son certa se possa essere un guaio…so che ne pago spesso le conseguenze. Sono sempre stata attenta a ciò che mi circonda e trovo meravigliosa la natura, il cielo, i bambini, le persone anziane, i deboli ma ho anche l’avidità di andare sempre oltre le apparenze per cercare di comunicare con gli Animi. Penso proprio d’esser un tir di emozioni e che abbia un carattere reputato difficile da coloro che prendono la vita sotto altri aspetti, più ragionata, più ambiziosa, con più ego, insomma più free. Ho imparato a riconoscere le persone e, mentre mantengo le distanze formali con gli opposti, mi avvicino agli Animi simili. Ed è così che succede d’incontrare sul tuo cammino chi ti somiglia caratterialmente: ascolti, valuti, intravedi una similitudine evidente e la cosa che meraviglia di più è che sembri te allo specchio. Inizi così a fidarti, a confrontarti, a confidarti, anzi a volte non ce n’è bisogno, e pensi d’aver trovato una sorella tra la gente, senza un legame genealogico. Nasce un affetto sano, pulito, senza prevaricazione, con i propri spazi perché frequentarsi troppo non è manco nelle mie corde, avrei troppo da fare, ma diventa un legame in cui non è necessario passare del tempo assieme o telefonarsi per ogni novità: siamo mature abbastanza per non esser pedanti e invadenti. Però quando ci vediamo, collaboriamo, riuniamo le forze, esce la vera me perché sa che sta nella sua zona di confort e ciò lo noto anche in loro. Non ho 100 amiche sincere, non mi servono, ne ho 6 che arricchiscono la mia vita, che sono il Dono nella mia vita. Come sorelle? Si….perchè le Anime simili si riconoscono. “Grazie di cuore, Vi voglio bene!” Stefania

come sorelle
Come sorelle

Costruiamo spesso castelli di carta

castello di carta

Il mistero dei sentimenti rimarrà un arcano mai svelato. Prima ci stavo proprio male, oggi accetto di buon grado ogni sconfitta del cuore come percorso obbligato….chissà da chi, però se mi rasserena adotto questo palliativo nei pensieri. Esiste, nella maggior parte dei casi, una percentuale diversa di interesse, sentimento e a volte amore, tra due persone. Credo che nel percorso di vita siano più le delusioni di un rapporto mai nato, disilluso o malato che di successi reali. Eppure spesso dimostriamo d’esser guerrieri nella vita, determinati nella risoluzione di problemi, arditi nel lavoro. Ad Achille direi volentieri “abbiamo ereditato tutti il tuo tallone vulnerabile e si chiama sentimento”. Forti ma deboli negli affetti; risoluti ma malleabili in amore; niente compromessi, tranne in amore…e così via, fino a rendere l’animo così sensibile da non riconoscerti. Ma parliamo della costruzione di un rapporto: proviamo un interesse, speriamo che sia il medesimo, costruiamo piano piano un castello di iniziative, sinergie, confidenze, complicità e poi scopriamo che era solo un castello di carta. Già, si scopre irrimediabilmente che tu desidereresti un vero rapporto e l’altra persona ama solo rifugiarsi nelle tue attenzioni, ma null’altro. Forzare? Inutile, sarebbe un errore madornale perché non vi sarebbero i presupporti per reggere le problematiche future del rapporto. Quindi….dobbiamo lasciar perdere, almeno io la penso così. Nei sentimenti le imposizioni consumano il rapporto mentre la solidità verrà cementata dal volere equo di entrambi a costruire qualcosa di importante. E’ così che la vita scorre attraversando le mareggiate dei sentimenti, in attesa del mare calmo. Di una sola cosa sono felice, però: non ho mai preteso né voluto forzature, nella mia vita e, ogni volta che il castello di carta cade rovinosamente, abbasso lo sguardo verso il cuore e cerco la luce fioca che mi riscalda i pensieri….so che ce la metterò tutta per far ardere di nuovo la fiamma di luce che continuerà ad amare ogni cosa, in attesa di un altro interesse. Forza cuore! Amare è e sarà sempre una storia meravigliosa…Stefania

Codice Y vs X

Donna e Uomo… Ma quando è stato deciso dal “Supremo” di metterli in coppia, non è che fosse distratto? Scherzo, ma non è affatto facile la buona intesa mentale tra di loro e parlerò di questo perché è il sasso nelle scarpe di entrambi. Premesso che la verità probabilmente non esiste e che esistano le “proprie verità”, ecco cosa il mio spirito arguto, aggiunto agli ascolti confidenziali in materia, ha scoperto negli anni. Siamo diversi, soprattutto mentalmente: L’uomo è semplice, elementare e abile nello studiare la donna; La donna è sensibile, materna (ma anche no) e complicata. Si, noi donne abbiamo la capacità di creare formule algebriche coi pensieri, quindi rompiamo le scatole facilmente, siamo precisine e notiamo anche l’aria che circola intorno al nostro uomo. L’uomo è accomodante, evita questioni ma si sente spesso messo in disparte dalle attenzioni della sua donna. Ed ecco uno spaccato di frasi comuni dette dagli uomini: “mi trascura” “pretende che la porti a fare shopping” “mi rimprovera sempre” “fa questioni per sciocchezze ed è esaurita”; Le frasi delle donne: “mi trascura e non fa nulla in casa” “non mi nota manco se sto vestita carina” “pensa solo al calcio e agli amici” “sta sempre meno tempo in casa con la scusa del lavoro”.

Y vs X

Beh, direi che a conflitti siamo ben forniti, nessuno è contento, tranne nel primo periodo di frequentazione. Soluzioni? Alcuni uomini l’hanno trovata! L’isola felice che udite udite è quasi sempre un’”amica” di famiglia, giusto per non destare sospetti: è colei che ascolta la moglie infranta e agisce con astuzia nel rapporto con l’amante. Alcune donne, diciamo scontente, hanno trovato anch’esse la soluzione e anche in questo caso è un amico di famiglia. C’è stato un tempo in cui ho pensato: possibile che il coniuge con piccole protuberanze in fronte, non se ne accorga? Che sciocca! Oggi ho scoperto che per una questione economica, di affezione al tetto coniugale (inteso come casa), e per tacita consapevolezza velata, si rimane insieme “felicemente”. Poi ci sono le donne ardite, quelle stile Giovanna D’arco, le sincere, le corrette che, insofferenti fino all’ultimo capello sulla testa, separano il matrimonio (e purtroppo tra queste ci sono anche io) e assorbono per parecchi anni le conseguenze di ripicche e difficoltà.  Oggi ho capito che “queste” sono proprio sceme e masochiste…. ennà suffrì, invece di fare buon viso e cattivo gioco! Poi ancora ci sono gli uomini che abbandonano il rapporto (rarissimo) perché hanno trovato una compagna che vale la scelta. Siamo così diversi, uomo e donna! Davvero penso che solo il vero amore possa “velare” i difetti e trasformarli in buona convivenza. Ma il vero amore è raro anch’esso e lo si capisce dopo i 40 anni….prima si ha una cognizione infantile e ciò che è un’infatuazione viene chiamato amore: a volte si trasforma in esso, altre volte si comprende cosa fosse dopo almeno 10 anni. Uomo e donna, pianeti che vagano nella galassia: ogni tanto ne incontrano uno che sembra simile e si soffermano a sostare su una panchina fatta di stelle che ahimè un giorno diverranno meteore. Tutto ha un tempo determinato: la vita, la natura e anche le stelle. Chissà cosa farà funzionare davvero un rapporto, però di una cosa sono certa: se si aggiunge a un sentimento vero, la sincerità assoluta, la voglia di battersi per esso, un po’ di buon senso e tanto rispetto, le cose potrebbero anche funzionare….chissà! Stefania

Esser soli non vuol dir “sentirsi” soli

Certo che la vita se la percorri con attenzione, dando un senso ad ogni cosa pur sapendo che spesso il mistero sfiora le tue certezze, impari e cresci: una vera università. A volte mi chiedo perché non sia superficiale, perché ami immergermi nelle situazioni per viverle in profondità…poi lascio stare, è la mia indole e come si fa a mutare un animo! In virtù di questa premessa voglio parlare di solitudine, quella che si “sente”.Sono troppo creativa, estroversa e spontaneamente vitale da provare solitudine ma la riservatezza e i ruoli delle persone nella mia vita, ogni tanto mi hanno turbata. Una parte che ti spaventa un pò è correlata agli affetti, coloro che debilitano la tua vulnerabilità, semplicemente perché coi sentimenti c’è il rischio di soffrire. Un’altra, meno incisiva, è quella associata alle persone, colleghi e tutto il mondo che ti circonda quotidianamente ma anche saltuariamente. Non so se sia diventata col tempo un pò più saggia ma so che c’è stato il periodo adolescenziale dei miei figli che ha rappresentato lo scontro continuo e, in quella occasione, penso che sia io che loro ci siamo sentiti spesso soli. Poi confrontandomi con altri genitori era tutto così simile da convincermi a non tediarmi in modo eccessivo, in attesa di ritornare a codificarci reciprocamente. Nulla di esagerato ma comunque qualcosa che ha rappresentato un gelo improvviso. Col tempo ho capito che siamo essenze caratteriali diverse, pur essendo uniti dal dna  con qualche carattere somatico che si somiglia e la confidenza insita di una famiglia. Quelle differenzePersone simili erano ciò che provocava nei rapporti la “solitudine”, quel vuoto in cui ti senti quasi perduto, dove ti offendi seppure nessuno di proposito l’abbia fatto, sono cresciuta nell’animo ed ho capito. A prescindere, ogni rapporto d’affetto, d’amicizia e non, se non vi è similitudine caratteriale, quel codice muto che allinea le sensazioni, le premure, le azioni e i pensieri, causa sempre lo stesso freddo e la colpa non è di nessuno dei due ma nella differenza d’animo….era così semplice e non l’avevo capito. Ecco perché da un bel po’ di anni non mi sento più sola! Colleghi? Non è necessario più approfondire amicizia se si è diversi, basta solo collaborare professionalmente. Amici? Idem…non mi applico proprio perché mi basta poco per capire se l’animo che ho di fronte è simile al mio. Già, animo…. inutile parlar d’altro quando io sono così e seppur incontro il 70% di persone diverse, non le giudico ma le tengo lontane da un linguaggio che non potrebbero capire: era così semplice e non lo comprendevo. C’è un valore aggiunto a questa consapevolezza: è così bello confrontarsi e aprirsi con persone simili a te perchè quel rapporto ti rende magicamente felice, sereno, compreso anche solo con sguardi o silenzi, ma soprattutto non ti senti più un alieno solo, in un parco innevato. Stefania

Il linguaggio del Cuore

Non so se andarne fiera o meno ma il mio Cuore è tutt’altro che un organo racchiuso nel torace. Sempre in prima linea ma con una condizione di crescendo così elevata da rimanere senza parole quando qualche persona esclama “tu sei l’Amore!” Io sento, agisco, infondo energia di bene, ho premure e ultimamente capita che il cuore venga riconosciuto prima di me. E’ ovvio che ne sia onorata, che la gioia di riuscire a farlo percepire è grande, eppure è lo stesso cuore che non comprende quelli diversi. Sono certa che anche l’altro penserà il contrario e viviamo di incomprensioni reciproche. Dura per me pensare che ci sia il freddo in un cuore, che non senta il bisogno di amare con tutto sè stesso; dura pensare che abbia un pulsante di comando da parte della ragione che lo controlla; dura credere che esistano sentimenti soffocati o ascoltare parole simili: “io non ho mai amato”. E’ un linguaggio proprio incomprensibile per me. Esistono da sempre le differenze caratteriali e la storia, come i percorsi di vita passati e attuali hanno palesato grandi slanci d’amore. Si, non sarà consueto ma esiste. In nome dell’Amore sono state fatte guerre, dispute, abbiamo conosciuto addirittura preti che hanno lasciato la veste sacra, sappiamo di storie di grandi cambiamenti in nome dell’amore che davvero non è relegabile solo ai rapporti umani ma anche verso gli animali, la natura, il mare. Scelte eclatanti e non sono poche. L’amore possiede verve, iniziativa, poesia ma soprattutto follia. Posso dire che nella gioia di questo carattere entusiasta di tutto, l’unico muro che mi blocca è sentire un cuore freddo, perché mi raggela e non riesco a comprendere come sia possibile che viva al polo artico invece che nel colore delle emozioni, sensazioni e note di musica celestiale. In fondo l’amore è un linguaggio, una condizione di benessere che seppur renda l’animo sensibile, seppur soffra nel comprendere certe anaffetività latenti, appena può si dissocia per volgere lo sguardo sempre verso energie simili. Si, il segreto è questo: calamitare il proprio cuore verso quelli affini, perché  provare a salvare quelli polari, si rischia di morir di freddo e  noIl Cuoren ne vale la pena…. Stefania

I sentimenti in età matura

Penso che i sentimenti nell’età matura abbiano altri algoritmi a differenza di quelli giovanili. Il Cuore è lo stesso ma le cicatrici, no. Penso che nessuno sia esulato dal soffrire coi sentimenti, anche le persone più forti, anche gli uomini, nonostante vengano additati come insensibili piuttosto spesso. Invece no, e lo dico non per difendere qualcuno ma perché sulla sofferenza in amore ne ho viste e sentite abbastanza. Per me tutti soffriamo in percentuali piccole, medie o grandi, ma accade. Il bello dei sentimenti è che danno vigore al cuore ed entusiasmo all’animo, ma sono anche quelli che riescono a fare più disastri. E’ come se il cuore avesse una vita tutta sua, percezioni e ragioni tutte sue in cui la determinazione, la forza e il coraggio pare vengano annullati. Io ad esempio sono di una forza incredibile mentre il Cuore mi spiattella sul muro, rompendomi le ossa! E allora, dopo le esperienze dolorose, che ripeto, fanno parte della vita di tutti, diventiamo estremamente cauti nei sentimenti. Vivi in bilico a una corda su un dirupo altissimo, con la paura di cadere. Poi, provi a fare qualche passetto in avanti, sorridendo alla vita e spesso, nel “sentire” i tuoi sentimenti piuttosto che osservare chi hai dinanzi, torni indietro per riprendere fiato. A volte arretri giusto di qualche passo ma rimani sulla corda, altre, torni sulla terra ferma e i sottotitoli dei pensieri scrivono: “ ma chi me lo fa fare!” Si, perché crescere non è solo una prerogativa di anni che passano e tempo biologico che scorre, no! Crescere, vuol dire anche imparare a comprendere meglio se stessi e a chiedersi davvero cosa si voglia o cosa non si voglia da un rapporto. In età matura hai un lavoro consolidato e seppure non fosse così, un ruolo sociale, familiare. Insomma sei un’essenza con i sentimenti in età maturaun’identità riconoscibile e hai scritto più di metà del libro della tua vita, quindi cosa si potrebbe auspicare? Per me il primo motore è il rispetto, poi i valori, poi la pazienza e quel pizzico di saggezza che introdotta in un rapporto lo rende scrupolosamente educato, attento a rispettare i propri spazi ma anche a coinvolgere le vite vissute sinora. Serve tanta similitudine, che non significa cercare un clone bensì guardare verso lo stesso orizzonte. Se dovesse leggere questo articolo un giovane di 20 anni, lo riterrebbe frutto di follia, invece ogni età ha le sue prerogative esistenziali anche al cospetto di un rapporto. Mi piace guardare indietro ed osservare la Stefania che a volte ha commesso errori, altre li ha subiti, però la forza dell’amore per la vita non le ha mai fatto avere rimpianti perché in quel momento era ciò che doveva succedere per migliorare. Oggi non posso dichiarare che lei sia cresciuta perché so che domani sarà più giudiziosa di oggi ma so anche che le esperienze l’hanno aiutata a maturare e su queste basi prova ad affrontare la vita scrivendo una pagina alla volta…tanto correre servirebbe solo a creare i presupposti per un altro errore. Stefania

Positivi si nasce?

Positivi si nasce? Forse si: è una propensione naturale ma di certo si evolve col tempo: più attraversa tempeste e più alza la soglia, accantonando dettagli che prima erano importanti e dopo diventano sciocchi. Non so quanti nella vita hanno esclamato “Ma come fai? Non ti ricordo mai senza il sorriso!” Vero, confermo, ma ciò non preclude mancanza di problemi, tristezze, disgrazie o difficoltà. La mia vita è ugualissima a quella degli altri: non esiste chi venga preservato da ostacoli, esiste però una diversa modalità per affrontarli e lì mi sa che il dna fa la sua parte. Se guardo indietro vedo una propensione al ragionamento: devo capire, perché ho un’integrità di correttezza e sincerità tali che spesso, nel notare azioni o pensieri poco chiari, pongo domande. Si dice metaforicamente che io veda sempre il “bicchiere mezzo pieno” ma è molto più complessa la cosa: la verità è che osservo tanto, dalle persone, alla società, alla natura e agli animali, che creo pensieri filosofici tali da regalarmi ragioni meravigliose per vivere. E’ come se volessi dare un senso ad ogni cosa, eppure sono super indaffarata, con mille impegni! C’è una parte tenace del mio cervello che assorbe ogni dettaglio e lo elabora per vivere bene. Una risorsa di benessere personale. Oggi, ad esempio sono felice e così carica perché è da un mese che seguo l’evoluzione di una piantina nata da una piccola fenditura sul marmo del mio balcone. Nello squarcio c’è solo cemento e quando vidi nascere questo filo d’erba decisi da subito di non strapparlo: volevo capire quanto avesse resistito in quelle condizioni, soprattutto perché non piove da un bel pò di tempo. La settimana scorsa notai una bozza di bocciolo e meravigliata continuai a pensare: non mollo l’intento, devo comprendere come sopravvive nel cemento questo rametto di verde. Beh, 3 giorni fa, è sbocciato un fiore fucsia semplicemente meraviglioso, con un vigore nei petali e nelle foglie, come se fosse nel giardino degli Dei. E la cosa che mi stranisce è come sopravviva, visto il caldo e l’esempio delle 2 piantine che ho: basta un giorno che non le innaffi e appassiscono subito. Cosa mi ha fatto dedurre questa anomalia della natura? Che nulla è impossibile, che anche un animo arido può fiorire, che le difficoltà si possono superare e che la volontà di emergere, di amarsi e di agire, sono insite nella natura, come in noi. Non esiste aiuto valido se non nel provare a scaturirlo prima da noi stessi e poi chiedendolo agli altri. Le risposte ai dubbi, ai problemi e indecisioni, dimorano dentro di noi anche se spesso sembra che gli altri ci regalino la soluzione. Noi siamo gli artefici dei cambiamenti, dei cammini, dei sentimenti e della forza. Questo voglio leggere tra le righe nella piantina che è sul mio balcone e rimarrà un grande insegnamento per me. La positività nasce con noi ma se non la coltiviamo osservando ciò che tanti occhi non vogliono vedere, rimarrà solo un ricordo genetico e non sarà mai in grado di farti vivere nello stupore, nella gioia e nella consapevolezza d’un viaggio unico che ci ha regalato il destino. Io ci credo….. Stefania

Ps. Ovviamente la foto è originale e la circostanza la chiamerò “La forza della vita”

Anaffettività: quando il Cuore è chiuso in una gabbia

Nei sentimenti siamo tutti diversi, però alcune persone, spesso di sesso maschile soffrono di anaffettività, in forma leggera o addirittura patologica. Dal un punto di vista della parola, per anaffettività si intende l’incapacità di una persona di provare o esprimere affetti. In altre parole, nell’individuo anaffettivo si riscontra l’incapacità, di provare emozioni oppure di esprimere le emozioni che si riescono a provare, che quindi rimangono represse e non espresse. Non di rado questo fenomeno si manifesta in persone che sono soggette a stress, hanno molte cose a cui pensare e non vengono mai ricambiate o aiutate, malgrado riescano a compiere gesti che non esprimono indifferenza alla vita altrui. L’individuo anaffettivo tende così a distaccarsi da tutto il mondo e a dimenticarsi di esistere, affidandosi solo alla pura razionalità prima di compiere una qualunque azione. All’anaffettività può essere legata la cosiddetta alessitimia (anche alexitimia, dal greco a- «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione» dunque: «mancanza di parole per [esprimere] emozioni»), che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, che comporta l’incapacità sia di riconoscere sia di descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. Gli affetti, in genere, e per definizione, sono sentimenti di singolare intensità che si sottraggono al controllo della volontà. Un comportamento è definito come “affettivo” quando è causato da forti emozioni. Un soggetto anaffettivo non prova né esprime affetti in condizioni e circostanze in cui normalmente questi vengono provati. Il problema può rientrare in un quadro psicopatologico particolare e definito clinicamente (psicosi) e si esprime attraverso la difficoltà di mostrare sentimenti ed emozioni. In casi particolarmente complicati, l’anaffettività può accompagnarsi a una barriera corporea particolarmente pesante: in questo caso la persona anaffettiva è anche scarsamente propensa al contatto fisico, fino a provare imbarazzo o disagio nell’essere abbracciata. Ovvio che in taluni casi la diagnosi può essere complicata da fattori culturali: è infatti noto che le culture del Nord Europa sono molto meno propense all’espressione dei sentimenti di quelle mediterranee, contatto fisico compreso.In psicopatologia, va sottolineato che l’anaffettività non è considerata una sindrome, ma un sintomo. Può essere presente infatti anche nell’anoressia mentale, in alcuni tipi di psicosi e in misura minore nelle nevrosi ossessive e in alcuni disturbi di personalità.

Possibili cause dell’anaffettività:

Si tratta spesso di un fenomeno di tipo difensivo che si manifesta contestualmente alla presenza di emozioni particolarmente forti o che incutono paura. In generale si può dire con certezza che se per un individuo amare, nel suo vissuto passato, è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente lo stesso individuo può cominciare a reputarlo un comportamento da evitare e da scansare, creando così quella che viene a essere una reale difficoltà nel produrre e reggere relazioni e rapporti che comportino in qualche modo l’implicazione di una certa intimità. In altri termini, le persone anaffettive hanno difficoltà a esprimere emozioni più per paura di restarne feriti che per effettiva incapacità a provare sentimenti. L’anaffettività può essere un modo inconscio per difendersi da esperienze dolorose vissute durante l’infanzia. Sono infatti particolari situazioni traumatiche, di abbandono o percepite come tali, che generano tale freddezza e, successivamente, quello che viene definito un totale ripiegamento emotivo. L’individuo, per non soffrire più, si organizza attraverso il distacco emotivo difensivo. Le persone con tale caratteristica infatti, ogni volta che sono in qualche modo sfiorate dall’amore, dagli affetti, da qualsiasi forma sentimentale positiva, sono pervase dall’angoscia dell’abbandono e inconsapevolmente si difendono ibernandosi, raggelandosi negli atteggiamenti, in una sorta di bolla anestetica personale. L’anaffettività è sostanzialmente disinteresse, vero o voluto, di sentimenti verso persone che ci potrebbero coinvolgere emotivamente. È una difesa del proprio io, che ha stabilito, fin dalla tenera età, che non vuole coinvolgimenti emotivi, perché questi lo fanno soffrire. Il risultato è un ripiegamento su se stessi e i propri bisogni e ovviamente queste persone, non si rendono conto del loro modo di essere, che ritengono normale. (fonte Riza.it) E come al solito scrivo le mie personalissime considerazioni. Ho conosciuto individui così e forse per un periodo della mia infanzia anch’io ho sofferto chiudendomi a riccio. Poi, apprezzando l’amore che riscontravo in alcune persone, ho scelto quella strada. Amare senza condizioni o risparmi energetici vuol dire ricevere col tempo affetto e stima comune. E’ come un investimento sul proprio Cuore: pare che conceda tanto ma poi ne riceve altrettanto. Ciò però, ha fatto in modo che individuassi atteggiamenti anaffettivi e devo riconoscere che è doloroso sentire persone frenate e racchiuse in una razionalità che sa di distacco. Non so come si possa guarire o aiutare a farlo però so soltanto che ho creduto sempre nella forza delle carezze rivolte ad un cuore. Ho creduto sempre nella delicatezza di passi leggeri e discreti, di rispetto e silenzi per concedere il tempo e lo spazio all’altro Cuore, di imparare ad Amare, fino a che non diventa semplice come il sorgere del Sole. Stefania

Le parole che non ho detto

Posso parlare di me, ma quanti di Voi avranno trattenuto parole mai dette nella sfera personale? Devo riconoscere come difetto l’estrema sincerità ma anche il pudore e un rispetto esagerato, quindi i sottotitoli passano soventi nella mia mente e lascio uscire solo alcune parole. Il blocco di cemento armato che opprime il respiro lasciando concetti interi nascosti nel Cuore, è una realtà. Ho una visione arcaica dei valori d’un tempo, questo modo medievale di trattare i sentimenti, questo pudore che imbarazza i pensieri e questo specchio che mi vede vestita moderna ma urla d’indossare un abito da Dama. A volte penso d’esser stata catapultata in questa epoca ad insaputa dell’animo, sennò una lotta greco romana l’avrei affrontata per rimanere nei secoli passati, o quantomeno avrei voluto che nella rinascita avessi abbandonato le velleità delle vite precedenti. E succede, allora, che vorrei dire a qualcuno “sai, ti trovo meravigliosamente interessante”, oppure “mi piacerebbe che diventassimo amici per capire chi sei o cosa potresti essere”. Agire osando in questo modo? Giammai! E’ come se il solo pensiero mi facesse prendere la scossa. Mai che mi sia pentita di non averlo fatto e ne spiego anche i motivi attraverso una filosofia tutta personale: Voglio essere una libera scelta, esser cercata perché si ha voglia d’esser miei amici. Poi credo nel destino, in quelle coincidenze che stupiscono sempre e che sono l’inizio della meraviglia. Credo che la mia vita stia a cuore di qualcuno lassù e quindi troverò familiarità in qualche dettaglio caratteriale nella persona appena conosciuta. Credo infine di dover percorrere la mia vita senza cercare sguardi perché sono certa che la persona importante la incrocerò improvvisamente sulla via maestra e il sorriso scaturirà in entrambi, inconsapevolmente. Alcune pagine di vita amo scriverle, come nel lavoro, nei progetti, nelle idee, nei sogni. Mai che abbia desiderato scrivere la pagina sentimentale, mai che abbia avuto rimpianti perché seppur innamorata, la realtà era che lui non lo fosse, altrimenti la magia sarebbe nata. Fatalista dell’Amore? Si, forse è proprio così: l’importante è che continui a camminare felice, senza sedermi su una panchina ad aspettare. Stefania

Guarire l’Anima….

Forse qualche persona ha fiducia perché so ascoltare, forse mi ritiene forte e determinata per le mie azioni, forse vengo scelta per un’empatia incomprensibile che concede quel lasciarsi andare come un fiume in piena….non so, ma mi ritrovo a consolare anime in pena semplicemente rivelando come io sia uscita dalla medesima situazione. Spesso i tormenti riguardano le storie finite in cui è così difficile rinascere. Questo post racconterà semplicemente la mia esperienza di vita che forse, potrebbe servire. Quando anche io mi sono trovata a fare i conti col fallimento di un rapporto importante, ho conosciuto lo strazio di un dolore fisico che tale non è, ma fa così male. Non sapevo da dove cominciare, cosa dire, cosa fare, so solo che quel lutto dovevo elaborarlo per me stessa, perché la negatività avrebbe travolto i pensieri e rischiavo di conoscere la depressione. Poi, un giorno, ho preso un foglio ed ho tracciato una riga verticale al centro. A sinistra ho titolato “Ricordi Belli” a destra “Ricordi Brutti”. Eravamo io e quel foglio e sapevo che avrei potuto confidare le pene dell’Anima, quei segreti inconfessabili che spesso non si dicono per Amore. Si, avevo deciso di scrivere, non quello che avevo lasciato percepire, le parole non dette, i rimproveri mai fatti, le umiliazioni che lui non immaginava, ma ciò che avevo “SENTITO” sul serio, le dimensioni reali dei miei sentimenti, delle mie paure, delle mie delusioni. Ho cercato di annotare i ricordi più impressi: I belli, c’erano ma, quando ho cominciato a scrivere i più umilianti, quella lista cresceva, scrivevo di getto, tanto ero solo in compagnia della mia Anima, stavo tranquilla…. Ohhhh, quante parole mai dette, quanti disagi mai espressi…. e la lista cresceva ancora. Poi, ho smesso, mi ero stancata, per me ero stata esaustiva, bastava ciò che quell’inchiostro aveva impresso. Prima di rileggere, ho preferito calmare quell’impeto di rabbia che dimorava in Me, poi ho cominciato a leggere: i ricordi belli mi hanno fatto sorridere e scaturito un malinconico rimpianto; i ricordi brutti….. ma quanti erano? Che disastro! L’impeto mi aveva rabbuiato lo sguardo, non avevo idea di quanto fosse lunga quella lista! Leggevo, mentre quell’acqua salata prodotta dagli occhi, scorreva senza fine. E’ alla fine di quella lettura che ho deciso di forzare la mia natura e di rinascere, di ritrovarmi, di cominciare ad amarmi, di sapere cosa avrei desiderato per me, ma soprattutto cosa non avrei voluto mai più che accadesse! Era cambiato il mio modo di vedere il passato e osservare quella lista lunghissima di ricordi brutti è stato il preludio di un nuovo inizio, quello che avrei finalmente voluto, quello che avrei meritato. Quel foglio l’ho portato nel portafoglio, ripiegato, in modo da rileggerlo ogni qual volta il sorriso desiderava divenire pianto e l’ho buttato via, dopo ben 3 anni, quando ho sentito che non mi sarebbe servito più. A tutti coloro che soffrono per Amore, uomini o donne che siano, consiglio di agire come me: non so se possa essere la strada giusta, ma so che ha funzionato facendo rinascere il sole che era sopito nella mia Anima. Stefania