Donne in gamba…che perdono la gamba! written by Stefania Coralluzzo

Donne in gamba che perdono la gamba

Capitolo 1

Le favole

Questa abitudine di raccontar favole alle bambine, ci ha veramente danneggiate! Sempre un lieto fine e sempre quel principe azzurro che salvava la sua amata: bello, intraprendente, dolce e innamorato folle! Se seeeeeeeeeeee, e che bella prospettiva d’amore che ci avevano regalato! Alla fine, noi donne, siamo semplicemente innamorate dell’amore, quello delle favole! Sia ben chiaro esiste, lo percepisco in alcune coppie ma è anche vero che magari si punzecchiano quotidianamente o creano la facciata della felicità per un sistema arcaico di educazione verso il sacramento del matrimonio. E giammai si dica che non si tradisce, perché la nostra penisola, temo, si regga sul mare attraverso le palafitte delle ”corna”! Cresciamo donnine, veniamo educate all’ordine, la cura della casa, l’amorevolezza verso gli affetti, quel senso materno che emerge in ogni cosa e alla visione paradisiaca che un giorno arrivi il tuo principe e ti protegga da tutto. Ed è così che attraversiamo l’adolescenza in un’aura che si rivelerà una bolla di sapone e che ben presto sotterrerà i nostri sogni.

Ma veniamo a me, si perché osservo le altre donne, ascolto confidenze di anime in pena ma posso comunque rivelare solo ciò che ho attraversato: almeno riuscirò tramite la verità a trasmettere le mie emozioni… beh forse di più le catastrofi emozionali!

Prima di 5 figli, fino a 10 anni la Mamma mi ha educata alla dedizione per la casa, l’amorevolezza e le premure per i fratelli, il dovere per la cucina, l’educazione verso i genitori, tanto che bastava che rispondessi ad un rimprovero, secondo me ingiusto, e scattava l’operazione punizione nelle sembianze di zoccolo oppure bastone per lavare a terra! Cavoli, non potevo proprio avere un’opinione diversa da loro e in più l’unico fratello in casa era a dir poco indemoniato, faceva numerosi disastri e prendevo punizioni “perché non lo avevo guardato abbastanza”! In quegli anni, un po’ forgiata dalle regole e un po’ forte della mia vera natura, divenni un’ottima cuochina in erba (adoravo cucinare e sperimentare), una premurosa mammina, un’infermierina capace e una precisina di tutto rispetto: avevo il controllo di una vera gestione familiare senza problemi, tanto da ricevere complimenti anche da estranei. Ero nel ruolo e pronta a conoscere in futuro il mio principe azzurro ma una nube di dubbi mi attraversò in fase adolescenziale.

Mia Mamma, forse tediata dal suo rapporto con un marito un po’ “sui generis”: forte, usciva sempre con amici, grande adulatore femminile e abbastanza arrogante in casa. Lei ne soffriva, succube di una debolezza insita nel suo carattere e completamente sopraffatta dall’impegno di questi 5 figli che le riempivano tutti gli spazi. Mamma si lamentava spesso di questo matrimonio, in casa ovviamente, e ciò mi faceva soffrire abbastanza, tanto da provare a proteggere quell’anima in pena, provando a triplicare i miei impegni di ordine in casa e di accudimento dei fratelli. Iniziai ad avere così una Mamma diversa, che mi trasmetteva informazioni differenti dal passato e fu così che entrai nel club del “caos emozionale.”

Mamma: “Sai fare troppe cose, non lo lasciar intravedere ad un uomo perché ne approfitterà! Elimina questa sincerità, gli uomini vanno gestiti con le bugie sennò ti tengono in pugno! Pensa che l’amore passa quindi il tuo obiettivo deve essere il benessere per vivere bene!  Valuta anche la condizione economica per vivere decorosamente! Prima di fidanzarti indaga e vedi se si tratta di “una casa caduta” (uomo zeppo di problematiche pronto a fartene carico) e scappa lontano, tanto l’amore passa e anche velocemente!”

Oh cavoli! Ma che stava succedendo! Prima mi educhi alla perfezione e al principe azzurro, poi mi ribalti come un calzino sperando di cambiarmi? Non so per le altre ragazze, ma la mia indole era ormai consolidata: sincera, educata, premurosa, perfettina, amorevole con tutti…insomma secondo la Mamma ero destinata con queste caratteristiche a soffrire. E non si sbagliava!

E’ evidente che l’adolescenza è stata un caos di pensieri e ragionamenti: vivevo le nuove norme di Mamma come un conflitto personale con lei, non capivo che lo facesse per il mio bene e sono andata avanti per la mia strada omettendo gli errori emozionali e dando il passe-partout agli uomini di dominare questa indole per i loro comodi, anche perché, donne udite udite, la sincerità è una spada di Damocle, quasi un esser scontate per l’integrità e ciò risulta vincente per il compagno!

A 14 anni chi se ne fregava, ero Stefania e tale volevo rimanere semplicemente perché non sapevo mentire quindi i consigli erano assolutamente inutili. Intorno ai 17 anni sentivo spesso Mamma dire “ma cosa ho fatto, dovevi diventare diversa ed ecco che ho una figlia crocerossina che non avrà mai fortuna con gli uomini!” Adesso che non ci sei più, Mamma, posso dirti che avevi ragione, eccome se avevi ragione!

Ma chiariamo il quadro di famiglia che avevo e come la debolezza sentimentale mi abbia cambiato le sorti.

Papà: uomo decisionista, arguto, intraprendente, solare, scaltro al punto giusto, amava le donne, adulatore per eccellenza, fiuto per gli affari e forte a tal punto da tenere tutta la famiglia in pugno con le regole che dettava. Oggi ha 83 anni ed è ancora il leader di famiglia, sveglio e con un cervello da paura.

Mamma: molto infelice perché non vedeva il lato positivo delle cose e negativizzava tutto, tanto da sentirsi una sfigata della vita. Le sue frasi consuete “succede tutto a me” “sono sfortunata” adducendo la colpa al fatto d’esser nata il giorno 17.

E allora se i figli sono il risultato di 2 persone, 2 menti, 2 caratteri, 2 dna, perché noi 5 figli eravamo “le gelatine d’animo” di casa, assieme a Mamma? Tutti buoni, tutti generosi, tutti privi di scaltrezza, tutti sinceri…. e che cavolo! Qualcosa di Papà, no???

Ed è così che la vita di noi figli ha attraversato le fasi adolescenziali: un esempio di mente astuta da un lato e l’altra che si rifugiava nelle tenebre ritenendosi vittima della vita.

Personalmente, però, devo ringraziare la solarità di Papà perché me l’ha trasmessa in toto e la generosità di Mamma che mi ha regalato comunque un bene grande che mi circonda. Amo tanto ma sono anche ricambiata da tutti, compagni a parte, ovviamente!

Capitolo 2

La legge del più forte

 

Adoro prender la vita per metafore, adoro vivere le esperienze adducendo significati che possano regalarmi una visione filosofica della vita. Insomma mi piace trarre conclusioni metaforiche che mi aiutano a vivere in modo più leggero e più solare. Fondamentalmente sono una responsabile di natura, integrità etica da far paura proprio perché sincera e una propensione all’aiuto che mi catapulta in tante situazioni, quasi a ritenere d’esser sorella d’animo a Giovanna d’Arco!

Premesso ciò, ascolto tante pillole di saggezza dette in giro, ascolto esperienze altrui per farne tesoro, ascolto consigli e altre visioni della vita perché rimanere solo con le mie idee sarebbe riduttivo. In effetti i confronti e gli ascolti rappresentano una vera università: mi applico proprio per la preziosità di ogni info, per arricchire il mio animo, per valutare con occhi diversi le prospettive che vedo.

E’ che la vita possiede tante strade ma soprattutto tanti orizzonti e sovente siamo predisposti a valutare il nostro punto di vista mentre vederlo con altri occhi potrebbe cambiarne le sembianze oppure consolidare la nostra opinione.

A volte alcune frasi rimangono impresse come tracce indelebili. Vai a capire il perché, però quel concetto ti ha colpita ed inizi a guardare con oggettività le situazioni. Un giorno mi regalarono una pillola di saggezza, la quale aggiunta alle prediche di Mamma, mi ribaltarono in un mondo in cui divenne ben chiara una situazione. Mi fu detto: “Conosci la legge del più forte? Il leone che divora la gazzella? Bene in ogni coppia c’è un Leone e una gazzella, il ruolo lo decide il più ferrato e, nonostante la seconda sappia correre, viene sopraffatta dal leone, questa è la vita!” Wau, una considerazione mai scaturita finora!

Fu così che iniziai ad osservare le coppie: il potere decisionale e caratteriale di una persona soccombeva l’altra parte e la dominava! A dire il vero non posso parlare di uomo leone e donna gazzella perché in alcune coppie il ruolo si ribalta, ma che dimori la legge del più forte, ci sta davvero!

Nel frattempo i miei pensieri maturavano. L’adolescenza era passata e un po’ di filosofia di vita l’avevo conseguita! Che carattere che ho! Ho sempre ragionato, ho sempre sfruttato la mente per pensare, trovare soluzioni e soprattutto ho provato con grande difficoltà ad uscire dal mio corpo e guardare le situazioni in modo oggettivo. Maturai la certezza di quella legge del più forte ma iniziai a ragionare anche su cosa la favorisse. Non si trattava di fortuna, una vincita al lotto, assolutamente no, e forse era sindacabile il ruolo: chi decide il più forte? Non si cresce mica con la carta d’identità che sulle note particolari ti scrive “forte” o “debole”: giammai! E allora? Dovevo capire, assolutamente capire e detto in napoletano “era capì!”

Voglio sottolineare che non ho mica tempo da perdere, anzi in una giornata spesso assolvo impegni per 16 ore, ottimizzando i tempi, tanto da esser definita bionica, però mi soffermo anche a ragionare sulle materie dell’università di vita, per migliorare e, forse per innata propensione, capire in che direzione andare!

Iniziai a ragionare su quella maledetta legge: si trovava! ogni coppia aveva la parte preponderante e quella fragile. Mi guardai dentro e iniziai a percorrere la strada all’indietro per capire almeno su me stessa se fossi mai stata l’una o l’altra parte. Arrivai a concludere che esiste il Leone ma esiste anche una nostra predisposizione a favorire la forza altrui: lui è stato arrogante? Io perché non ho reagito? Per quale motivo la parte forte non riesco a farla? Cosa avrei in meno rispetto a quella persona? Con calma e con tanta autoanalisi scoprii che ero io che favorivo e che non reagivo ad una forza contrapposta. Per paura? Si, ma analizziamo anche la paura: il contrasto ad una forza dovrebbe almeno esser un braccio di ferro. Se io non reagisco pensando alle conseguenze, alla perdita del compagno, della famiglia, dovrei ragionarci in modo più esteso, aprendo gli orizzonti verso un cambiamento e non soltanto pensando alla fine di qualcosa.

  • Togliere gli equilibri nella coppia? Beh, a questo punto già non ci sono!
  • Perdere l’amato/a? E chi ci dice che è la persona giusta davvero?
  • Pensare ai figli? Ma se ci sono squilibri i figli cosa impareranno sull’amore?
  • Rimanere soli? Si è isolati soltanto se ci si sente soli!
  • Paura di reazioni violente? Un amore non può essere violento…. non è amore!

Che caos, ancora non mi era chiaro il quadro: so che non esiste al mondo verità assoluta ma una valutazione e un aspetto un po’ più limpido di una situazione ci deve pur essere!

Cominciai ad analizzare solo me, come Stefania, senza pensare agli affetti né tantomeno a circostanze che avevano cambiato o modificato i miei percorsi. Chi ero? Cosa volevo o avrei voluto, cosa ho favorito, cosa ho rinnegato. Rimpianti? Sogni?

Che bello aver percorso la strada della solitudine, ero con me stessa per cercare di scoprire chi fossi davvero. I pensieri galoppavano ed erano confusi, quindi presi un foglio, lo divisi in metà verticale, come per i temi a scuola e da un lato scrissi quello che ero davvero, ciò che avevo favorito e dall’altro ciò che ritenevo d’aver subito. Già…. ritenevo…. perchè la verità venne a galla dopo qualche giorno di scrittura: Mi avevano sottratto tempo? No, ero io che l’avevo concesso. Mi avevano sottratto favori? No, ero io che l’avevo permesso. E così piano piano compresi che avrei avuto sempre una scelta ma avevo lasciato che la legge del più forte mi decretasse fragile in quelle situazioni, anzi non ho saputo esser forte quando avrei potuto! Tutti siamo forti e fragili nello stesso tempo. Diventiamo la reazione che scaturisce ogni individuo e ci adattiamo in ogni occasione. Per un po’ di tempo mi sono sentita una fallita, colei che avrebbe potuto reagire e cambiare le sorti e non l’aveva fatto!

Capitolo 3

La consapevolezza

Siamo un pianeta di emozioni, propensioni, passioni, ma ne sprechiamo tempo per le vie più facili! Si, spesso non reagiamo perché è più facile la calma che la guerra causata. Mi sono tanto auto colpevolizzata e punita per i miei percorsi, dovevo imparare a vivere, insindacabilmente, perché dovevo aver rispetto di me stessa: bisogna volersi bene e non vivere della gioia che regaliamo agli altri, attraverso una luce riflessa per poi pensare quando sei sola nel letto “ma esisto?”

Per un periodo il mio sfogo era scrivere post sui social e creare video sul mio animo da punire: mai ho pensato di puntare il dito su altre persone, però di trarre esperienza e cambiare rotta su di me, era diventato un imperativo.

Nell’analisi lenta e dettagliata sui miei trascorsi, feci un capitolo di considerazioni su chi mi circondava, anche soltanto colleghi, amici, gente comune che aveva avuto contatti con me: dovevo capire anche cosa rappresentassi per gli altri, per poter riuscire a favorire la forza per migliorare. Auguro a tutti di avere soddisfazioni nella società come è successo a me. Il tempo è stato maestro di vita e mi ha donato la gioia di sentirmi dire aggettivi come: pura, solare, generosa, sincera, corretta, onesta, sempre in prima linea a difendere i deboli. Che bello! Sono molto amata e me lo dicono costantemente, sia sul lavoro che in privato.

Si, però evito di esistere e mi nutro di gesta generose che compensano il mio cuore. Insomma, una donna in gamba…. che perde la gamba! Ma se sono forte, sopporto e mi districo tra problemi, risolvendone anche altrui, ottimizzo i tempi, sono precisa, perfettina, come mai mi perdo in un bicchier d’acqua?

Prima di capire me stessa, ho vagato nell’osservare altre donne in gamba! Siamo un bell’esercito, mi piace! E sfruttando l’intelligenza dell’umiltà e del gioco di squadra, diventiamo anche complici per creare una forza sinergica. La coalizione tra donne leali, corrette e intelligenti è come un maremoto: spazza via erbacce e fa tremare palazzi di cemento armato! Sarà così anche per gli uomini? Si, certo, ma le donne hanno un vantaggio che ora vi svelerò: secondo il mio modesto parere noi nasciamo con una natura procreatrice e quindi un senso materno innato. E’ proprio questa indole che decreta, a differenza dell’uomo, una sensibilità un attimino maggiore rispetto a loro. Ciò si palesa anche e soprattutto nella crescita dei figli. La Mamma va oltre con le percezioni e arriva a proteggere il figlio in modo più avvolgente. Il Papà lo è altrettanto ma non può rinnegare che la donna sta giusto un passo più avanti nell’aiutare e gestire la crescita della prole. Vi è un “fiuto” particolare che designa la Mamma come pilastro in famiglia e ciò inficia la medesima caratteristica negli affari, nell’economia e nei rapporti umani. Poi che sul lavoro ci sono eccellenze maschili e femminili è risaputo, ma ripeto, le donne coalizzate spostano l’asse terrestre!

Avendo osservato per un po’ di tempo il pianeta femminile, ho fatto un po’ di addizioni e valutazioni. Mi piace studiare gli animi e provare a darmi delle spiegazioni. Bah, credo che se questo libro venga letto da uno psicologo, possa risultare vanesio, ma provo lo stesso a dire le mie ragioni. Sono semplici opinioni sulla mia pelle, sul mio vissuto, sulle esperienze che però, mi aiutano a cogliere il bello della vita e a raccogliere gli insegnamenti che possano aprire un varco su un futuro più sereno. Devo sentirmi pronta ad affrontare il domani volendomi soltanto un po’ più bene…. alla fine è quello a cui ambisco, visti gli errori fatti e ripetuti.

Cosa ho compreso osservando le donne?

  • Sembrano deboli ma sono una forza della natura!
  • Hanno paura di problemi grandi ma sopraggiunti riescono a stupire tutti!
  • Sono una e tutte indistintamente: mogli, madri, amiche, amanti, cuoche, donne di casa, lavoratrici indefesse, e soprattutto riescono a fare anche 3 azioni contemporaneamente!

Bene, una certezza ce l’ho, ma qualcosa ancora non quadra! Perché diventiamo gazzelle e ci lasciamo sopraffare dal leone nella coppia?

Capitolo 4

Pianeta uomo

 

Da chi abbia preso la curiosità nell’osservare tutto ciò che mi circonda, a partire dalla natura per arrivare agli esseri umani, non so. Però ne conosco il fine: non mi interessa per pettegolare bensì ne ricavo metafore e insegnamenti per vivere secondo un mio credo: esser serena ma senza provocare azioni che a me hanno lasciata interdetta, insomma agire nel massimo rispetto degli altri e portare serenità nel mio animo, un po’ avverso al pianeta maschile.

Vuoi per lavoro, vuoi per una predisposizione innata all’ascolto, ho ricevuto molte confidenze, conosco molti segreti che non tradirò mai e da ciò ne ho tratto vantaggio. Devo affacciarmi un attimo sul mio passato perché evidentemente l’avversione sugli uomini appartiene a come abbia assorbito il malessere di mia Mamma, i suoi consigli, il mettermi realisticamente in testa che l’uomo sappia amare poco e a come è andato il mio primo rapporto importante. Premesso ciò voglio comunque ribadire che la mia generosità ha salvaguardato ogni uomo che attraversato il mio cuore: li ho salvati integralmente da conseguenze e da screditamenti, senza polemiche né rivendicazioni. Però ho sofferto tanto. Un po’ forte delle mie esperienze avvalorate da confidenze maschili, nelle diatribe dei loro rapporti, ho maturato un pensiero, anche se non lo venderò mai come verità assoluta, ma solo il mio modo di pesare gli atteggiamenti al cospetto dei sentimenti.

Cosa ho imparato ad ascoltare gli uomini?

  • Che sono semplici ed elementari nel vivere
  • Che ci reputano paranoiche
  • Che non riescono a vedere sfaccettature di attenzioni che vorremmo, perché manco noi donne sappiamo cosa vogliamo
  • Che, secondo il loro punto di vista vedono romantico anche sorprenderti con una pizza a casa!
  • Che facciamo troppe questioni mentre per loro non sarebbe necessario
  • Che siamo complicate e ci rendiamo da sole la vita difficile
  • Che non servono premure né per loro né per i figli perché si accontentano di tutto
  • Che la donna che sposano è colei che saprà essere una buona moglie e madre
  • Che il vero amore spesso lo vivono fuori casa
  • Che le amanti hanno il meglio mentre le mogli fanno le badanti quindi la famiglia è intoccabile proprio per questo merito
  • Che possono avere più rapporti sentimentali senza lasciarsi coinvolgere troppo
  • Che a loro basta poco per stare bene, a differenza di noi donne

Non so se questa sia una verità assoluta ma di certo è un pensiero scaturito da tanti ascolti, tanti avvicendamenti a cui ho assistito, tante osservazioni. La mia fonte personale e solo quella, quindi mi scuso se non corrispondesse alla massa.

Pianeta uomo affrontato, ora tocca a quello femminile. Vi ricordate delle favole nel primo capitolo? Ecco, l’inizio della nostra fine è proprio innamorarsi dell’amore, come nelle favole. E’ evidente che poi cadiamo da un piedistallo di sogni e un secchio d’acqua in faccia ci ricorda che i principi azzurri non esistono!

Vogliamo l’uomo che ci protegga, un romanticone che ci sorprenda h24, un Papà ma anche un amico, poi un marito ma anche un amante, un tipo che sia geloso abbastanza da farti sentire unica, che ti telefoni per chiederti come stai almeno ogni 4 ore, un bonazzo che ricordi dinanzi a tutte che ha scelto te e solo te, un maggiordomo che ti strappi il ferro da stiro tra le mani dicendoti “Amore stiro io!”, uno chef che ti coccoli con tante ricette oppure che ti dica in media un giorno si e uno no, ti porto a pranzo fuori. Mannaggia le favole!!!!! Ma siamo fuori di testa? Se rileggo la frase precedente sarei capace di ricoverare chi l’ha scritta, tanto è folle! La vita è tutta da ridere, credetemi, perciò la vivo con solarità. Anche io una volta volevo questo da un uomo, poi mi sono svegliata dall’ipnosi di Alice nel paese delle meraviglie ed ho realizzato che avrei innanzitutto amato e poi anteposto la sua vita alla mia, proprio per non essere egoista nel rapporto.

Capitolo 5

Cosa fa bene e cosa fa male nei rapporti

Certo che per capire il mio animo ce n’è voluto di tempo: avveniva tutto e il contrario di tutto, tanto da mettermi pulci di dubbi nel cervello ed iniziare ad analizzare i miei percorsi. Cosa fa stare bene o cosa fa soffrire nei rapporti? Non esistono regole, anche questo ho capito col tempo. Esistono similitudini ma la dimensione del benessere e della sofferenza sono soltanto tuoi, in esclusiva. Ciò spiega come si ci possa rifare una vita amorosa dopo un fallimento e come siamo diversi in ogni rapporto: semplice, le energie di 2 persone scaturiscono delle reazioni belle o brutte.

E’ tutto così personale e non deve essere neppure giudicato perché la dimensione di ciò che ti fa soffrire è tua e può valere come una punta d’iceberg. Posso solo parlare di me e ciò che mi faceva stare male nel rapporto:

Premesso che sono tutta cuore e animo, era doloroso non sentire la medesima dedizione che provavo per lui nei miei confronti, era fastidioso dare troppa importanza ai soldi perché mi accontento, mi tormentavo per la poca attenzione ai figli ma io ero esagerata, mi dispiaceva che mi consegnava i problemi con la scusa di saperli risolvere meglio. Inutile dire altro perché non desidero mancare di rispetto, però se un rapporto fallisce c’è colpa da entrambi le parti e ciò che ho sentito doloroso per me, per lui era superficiale quindi non lo riteneva un errore. Hanno ragione loro, siamo troppo complicate e non comprendo il perché Dio abbia deciso di mettere insieme 2 pianeti così differenti.

Starete pensando: tutto qui? Beh, la tomba di un sentimento è la quotidianità, il tempo, il logorio di problematiche, di vite affannose, dello scoglio figli che ti assorbono energie, di un insieme di fattori che goccia dopo goccia decretano un fallimento. Rimane immutata solo l’aspettativa di un uomo e di una donna: completamente diverse in un rapporto.

Ma poi, vogliamo parlare dell’essere madri? Diventiamo come Sandokan, tigri di Mompracem! Abbiamo un rapporto viscerale coi figli e con loro creiamo un pacchetto all inclusive fatto di ansia, dedizione, protezione, educazione! Diventiamo le tate di esseri che secondo me reputiamo imbecilli! I miei genitori con poca diplomazia mi educavano così: sei caduta? Ora impari! Ti sei persa? Impari a ricordare la strada! Ti hanno tradito? Impara a conoscere con chi esci! Hai un brutto voto a scuola? Recupera sennò alla bocciatura seguirà un lavoro per quest’estate! E non esistevano i lavori belli, giammai! Lavorare nella terra, cucire da una sarta severa o altri impegni disagiati. A tutto ciò accludevano l’opzione “non esci di casa” per tutta l’estate!”

Noi Mamme di oggi? Aheeeeeeeeeeeeee…e che ne parliamo a fare: punizioni di mezz’ora, coccole in continuazione, non vuole mangiare poverino, gli cucino altro, deve uscire con gli amici, li accompagniamo dappertutto, se ha solo mal di testa corriamo in ospedale, ed infine se il Papà li rimprovera saremmo capaci di spararlo in fronte se solo avessimo un fucile tra le mani! Hanno ragione gli uomini, siamo esagerate, però ci sopportano…il problema è che la nostra mente articolata è peggio del cubo di Rubik. Insomma penso e ripenso ma ancora devo arrivare a conclusioni valide sul perché la mia vita sentimentale risulta out da sempre!

Sono sbagliata io? Può essere, come può essere che solo amici, familiari e conoscenti vedono il bello in me mentre con un compagno divento un mostro! Tutto può essere, eppure il dubbio mi assale perché tutti e dico tutti, vedono in me un’anima buona, mi reputano sole, notano le innumerevoli attitudini. Non finirò mai di ringraziare per i complimenti che ricevo da una vita, però quando mi chiedono “ma non è possibile che tu non abbia un compagno che ti renda felice”, vorrei dissolvermi nel vento, però la mia positività risponde per le rime “ E’ che lui mi sta cercando ma non mi trova, magari è all’altro capo del mondo!”

Già! Ne vogliamo parlare? Chi e cosa decreta che quella che incontriamo e sposiamo sia l’anima gemella? Che fandonie! Io vivo in Campania ed è proprio difficile che incontri e mi innamori di un Neo Zelandese! Ah, tutto può essere: un turista mi vede, sviene dall’attrazione e prima che riparta decide di sposarmi! Percentuale di fatalità? 0,001% Chi conosciamo o di cui ci innamoriamo sono persone che attraversano la nostra vita, il nostro territorio, i nostri percorsi ma se io vivessi in Nuova Zelanda mi si presenterebbero altre opportunità, quindi ci sta che la mia vera anima gemella potrebbe vivere dall’altro lato del mondo e non mi trova! C’è un manipolatore chiamato destino, fato, oppure il nostro Dio ma anche un Dio qualunque, quello venerato da ogni religione, o semplicemente esiste davvero Cupido e ogni tanto sbaglia mira: tutto può essere, l’importante è non applicarsi troppo a regole dettate da tradizioni, da info tramandate oppure da ricerche teologiche o scientifiche. Di una cosa sono convinta: esiste solo la nostra verità, quella di ogni singola persona, il resto è una leva che ci aiuta a vivere e credere nel mondo che più ci piace, in fin dei conti non facciamo nulla di male se ciò ci fa stare bene.

Capitolo 6

Servirà il dialogo?

 

Comunicare. E’ necessario comunicare in un rapporto.  All’inizio è tutto facile, sei nella costruzione della coppia e per ogni cosa che non va, ci si batte per annullarla. Si ha pazienza, si ha tempo per modulare, amore in abbondanza per desistere, per accontentare, per tendere la mano o per evitare. Dopo 1 anno, la comunicazione si affievolisce un po’, vuoi perché presi dal lavoro, le responsabilità, la vita zeppa di scadenze, divieti, regole, gli amici, i propri spazi: tutto rientra nella coppia e giocoforza si inizia ad omettere la necessità di chiarire qualcosa perché non ti va di aggiungere malessere. E’ solo una questione di generosità e quindi ciò che ritenevi necessario all’inizio del rapporto, finisce per diventare un capriccio per i tuoi sensi di colpa. E a dire il vero proprio i capricci non mi piacciono, bisogna dare valore alle responsabilità e curare il cuore un po’ deluso con piccole attenzioni, quelle senza grosse pretese. Passa il tempo, l’amore si cementa ma le difficoltà sono una prova grande per la comunicazione e spesso si finisce per dare priorità alla gestione della convivenza in casa, nella società, l’impatto nel lavoro e con gli amici: la vita cambia in 2 e l’adeguamento è necessario. Poi ancora arrivano i figli e si comunicano premure e doveri in funzione di essi, iniziano le accuse, parole dettate solo da piccole arrabbiature perché fare i genitori è maledettamente difficile, ed infine l’amore viscerale delle madri finisce per trascurare proprio la coppia. Comunicazione? Si arriverà ad omettere per il bene della famiglia, quasi il 60% di problematiche, per non aggiungere stress in casa, per lasciare protetto l’ambiente familiare da nevrosi, difficoltà e preoccupazioni. Epilogo? Beh, una buona percentuale resiste “per il bene comune” e finge una vita coniugale sana, un’altra si rifugia in storie reciproche in cui riesce a sentirsi amato ma lascia che la famiglia rimanga intoccabile con tacito accordo, un’altra parte si divide con conseguenze e rimodulazione dei ruoli al cospetto dei figli, sperando che non si dichiarino guerra. In tutto ciò il dialogo? Serve ma sappiamo benissimo che non è la volontà a distoglierci dal farlo bensì le circostanze. Esistono coppie che vivono in simbiosi, magari condividono anche il lavoro e in tal caso è più facile resistere semplicemente perché diventano complici nella sfera personale e professionale…. eppure anche gli interessi spesso divorano i rapporti. Beh se conoscessimo i segreti per essere sempre felici, non esisterebbero le problematiche menzionate oppure vivremmo una vita troppo banale. In fin dei conti la metafora più significativa della vita è che nasciamo e moriamo, quindi l’illusione del “per sempre” è un’altra favola, poi si nasce soli e si muore da soli e ciò, secondo la mia visione metaforica, dovrebbe significare che la prima persona a cui dovremmo davvero voler bene, siamo noi stessi.

Devo riconoscere che da quando sono sola senza un compagno, riesco ad avere la lucidità di ragionare, quasi senza coinvolgimento, in modo oggettivo pur sapendo che sono stata un soggetto. Ogni esperienza, se ne sai trarre vantaggio, ti regala una goccia di saggezza e questo mi piace, come mi piacciono le difficoltà per capire cosa riesco a superare, quali limiti e come maturo di volta in volta. Una vita facile? No grazie, mi annoierei troppo!  Ma torniamo al dialogo e alla voglia di noi donne nel favorirlo. Che guaio! Quando ho ascoltato i difetti delle compagne secondo gli uomini, la prima esclamazione ad uscire è stata “parlate troppo!” Ed ecco che loro ci vedono come immagini loop! Sapete cos’è il loop? È un testo o immagine oppure video che viene predisposto per susseguirsi a rotazione, sempre. Tipo quando vedete in tv la riga delle news del tg, avvicendarsi. Noi per loro siamo un loop, diciamo sempre le stesse cose, parliamo anche di circostanze o persone di cui non importa nulla, ci attacchiamo su dettagli che loro non recepiscono proprio, inventiamo film e sceneggiature, spesso thriller! Ma che bella considerazione hanno di noi! E non provino a smentire perché la maggior parte è concorde con questi pensieri. Ma analizziamo nei dettagli le varie rotture di scatole che procuriamo:

  1. Diciamo le stesse cose.

Risposta: fateci capire, ma fate finta di non recepire un messaggio oppure aspettate che per sfinimento non ne parliamo più?

  1. Parlate di circostanze o persone di cui non ci importa nulla.

Risposta: non capisco, se siete al bar con gli amici notate anche la calza autoreggente di una donna che passa e quando vi parliamo noi di un fatto accaduto per semplice confidenza e condivisione, a voi non interessa? Poi dite che ci confidiamo solo con le amiche!

  1. Create un film su un accadimento o avvolte da gelosia!

Risposta: guardate che le donne hanno un 6° senso innato e quando sono gelose quasi sempre hanno ragione!

Mi trovo a scrivere e voglio anche dare qualche piccolo consiglio sul punto 3 alle donne: siate furbe e indagate da vere detective, così il film sarà così veritiero che tremeranno di paura. Ci vuole calma nella gelosia.

Più vado avanti nelle considerazioni  più la domanda sovente è “perché il pianeta maschile e quello femminile hanno bisogno di stare assieme se sono così incompatibili?” Bah, sarà un mistero oppure dobbiamo ricondurci alla versione arcaica della religione cattolica che indica il rapporto uomo/donna utile per procreare, punto! Voglio riaffacciarmi nel passato per svelarvi la concezione sull’uomo della mia adorata Nonna materna: Raffaella.

Ho vissuto i primi anni della mia vita con lei. Donna matriarcale, era un mix di raffinatezza, discrezione e partigiana a prescindere sui componenti della famiglia. Che donna! Aveva il coraggio di difendere l’indifendibile e mitizzare tutti noi, come se gli altri non fossero mai all’altezza. Aveva poi una concezione un po’ riduttiva dell’uomo a cui portava rispetto, sia ben chiaro, però lo trovava incapace nella gestione economica e di educazione della famiglia. Le sue frasi costanti:

  • Devi far credere all’uomo che comanda lui mentre decidi tu su tutto
  • Devi consigliarlo nel vestirsi perché non sa proprio da dove cominciare
  • Devi insegnargli le regole d’ordine e pulizia perché è abituato negli ambienti lavorativi maschili
  • Devi essere sempre in ordine e curata perché lui si possa vantare d’una moglie così

Insomma decaloghi di regole secondo il suo credo, però quando è entrato in casa il mio ex, Dio solo sa cosa mi sono dovuta sorbire!

Io innamorata ebbi il dubbio d’esser un’incapace perché letteralmente lo annientò con le sue dichiarazioni, ovviamente fatte alle spalle del malcapitato. Difetti fisici, interrogatori stile Fbi per trovare pregi che evidentemente non volesse scovare! Insomma io non meritavo quell’inutile essere, non era all’altezza e peggio, non sarei stata felice perché lo trovava avaro. Nonna diceva che le persone avare lo sono anche nei sentimenti e oggi, ultra cinquantenne, posso confermarlo proprio perché osservo tanto. Era una veggente oppure in lei dimorava una saggezza che noi sogniamo d’averla e che giungerà in ritardo rispetto alle vecchie generazioni? Non so, ma la sua voglia di difendere la nipote aveva già messo le basi per forti dubbi sulla relazione, che comunque in modo avventato sfociò in un matrimonio dopo solo 8 mesi.

Capitolo 7

L’amore secondo lui e secondo noi

Come ogni cosa, dico e affronto la quotidianità con ironia, perché alcuni paradossi nella vita mi fanno ridere davvero. So benissimo per esperienza che provare un sentimento è a dir poco una tranvata in faccia!  Insomma noi donne in gamba, siamo un esempio di straordinarietà, di stupore per tante persone. Ci chiamano highlander, ci chiamano bioniche, ci curiamo, facciamo sport, sappiamo divincolarci da difficoltà, aiutare il prossimo, siamo madri, argute, prendiamo iniziative professionali, creative, buone casalinghe, cuciniamo, crocerossine e psicologhe a tempo perso, eppure perdiamo LA GAMBA!!!! Si, ci riduciamo da sole a pezzi! Avete presente il primo capitolo? La colpa di ciò che subiamo è nostra perché consentiamo un abuso nel nostro animo, ne sono ormai convinta!

Ma vediamo, partendo dalla mia esperienza, come diventano le donne al cospetto di un sentimento. Spero che succeda soltanto a me ma per ciò che ascolto in giro, di gambe rotte ce ne sono tante!

Vi trovate mai a chiacchierare tra amiche e riscontrare tanti pregi in una donna mentre sul compagno avete delle riserve? Mi sa che torniamo al Leone e la gazzella. Devo dire che sentirmi gazzella mi onora un po’, mi piace la sua eleganza, la delicatezza, corre e arriva dove il Leone non riesce, eppure si lascia incastrare dalla furbizia. Non è regola sovente ma di certo una buona parte di uomini razionalmente sceglie solo ed esclusivamente per il suo bene, mentre le imbecilli come me sono votate al sacrificio e diventano perfette prede.

Ho tanti amici e ne vado fiera, come vado fiera d’aver la discrezione giusta per favorire confidenze. Alcuni li conosco da anni e so che son sinceri ma i pivellini che partono per l’epica conquista di una donna, li ascolto e poi “spruzzo l’insetticida per allontanarli”: con le parole son capace di annientare chiunque, oggi! In passato anche io ero una pivellina ingenua!

Quelli che si avvicinano per primi in assoluto, sono gli uomini impegnati! Non so, ti vedranno premurosa come una Mamma ma le prime confidenze che fanno sono sul loro infausto rapporto in cui vengono trattati da zerbino, sfruttati e ingannati costantemente. Le loro compagne sono tutte viziate, pretendono soldi, benessere, vacanze, mentre loro sgobbano per renderle felici. Al solo rileggere mi vien voglia di far loro un biglietto di sola andata con una frase rincuorante: fuggi lontano e sii felice altrove! Mie care donne in gamba, li abbiamo creduti anche se siamo argute, abbiamo il sesto senso e avanti nelle idee e propositi …. beh la loro recitazione è ad altissimi livelli quindi ci lasciamo soggiogare in buona fede! Che sciocca, credevo e mi dispiacevo per ogni confidenza di “maltrattamenti” fatti dalle compagne, poi, soprattutto da quando mi sono concentrata sul ritrovare me stessa e mi sono allontanata forzatamente dal favorire relazioni, tutto mi è stato chiaro perché mi sono presa la briga di indagare. Se siamo intelligenti vuol dire che possiamo esser capaci anche di difenderci da menzogne, no? Queste battaglie potrebbero spossare? Si, certo, ma se il risultato è proteggere voi stesse da inganni, allora indossate l’armatura e diventate guerriere! Leone, stiamo arrivando!

15 anni da sola, ho avuto il tempo di studiare gli atteggiamenti maschili e fare delle considerazioni personali, che ripeto appartengono solo al mio vissuto, poi sarà questo libro che paleserà o meno similitudini. Torniamo a quei maschietti infelici tra le 4 mura domestiche. Per puro caso avete mai incrociato un uomo con la compagna, lo stesso che era disperato e solo? Dovete favorire l’incontro perché è meraviglioso vedere come si comporta da “cucciolone” con la sua donna! La chiama Amore, mille delicatezze, non ti guarda manco in faccia per timore di salutarti ed è concentrato sul farla sentire Regina. Insomma la distrugge alle spalle e la adora in sua presenza: chiedetevi un po’, quale sarà la verità? La verità sta nell’approccio del rapporto perché come ho detto sin dall’inizio, l’uomo è più distaccato mentre la donna più coinvolta emotivamente. Mente spudoratamente perché secondo me hanno nell’indole l’opzione gioco: si, sono dei grandi strateghi e giocatori, se poi si tratta di conquiste femminili, la loro autostima cresce, quindi non si preoccupano delle conseguenze, osano, ardiscono, tramano e colpiscono. Fosse solo questo! Quando ti avranno conquistata e diventerà stretta la storia perché al minimo ti hanno venduto la fandonia che si separerà presto, lì nel pericolo altro che leone, diventano pulci insignificanti perché rinnegheranno TUTTO ciò che ti hanno concesso. Non possono perdere la famiglia, quindi tu devi essere eliminata!

Ma come possiamo noi donne perdere la ragione, bendare i pensieri, l’animo e lasciar battere solo il cuore? Diventiamo delle fuori di testa irragionevoli? E l’intelligenza in che parte remota viene nascosta? Incredibile! Mi prenderei a schiaffi da sola per gli errori di valutazione commessi!

Devo riconoscere che una realtà emotiva mi ha salvata da tante “tranvate”: non mi innamoro facilmente. Tutte abbiamo uno stereotipo di uomo, vuoi per affinità, vuoi per una ricerca di similitudine quantomeno per remare verso gli stessi interessi e obiettivi. Devo riconoscere di aver avuto tantissimi corteggiatori e ringrazio per la scelta ma un buon 50% era una trappola e l’ho sventata, sugli altri non mostravo interesse e quindi mi sono salvata abbastanza. Perché mai ho utilizzato la mia argutezza per non cadere in tentazioni? Ora lo so: perché se il mio cuore non è coinvolto, la mente rimane lucida e favorisce la mia salvezza. Il problema, care donne in gamba, nasce quando il cuore prende il volo!

Inspiegabile l’attrazione, il feeling, e l’interesse verso un individuo: parti sensata all’inizio e ti chiedi “ perché mi piace lui? Non abbiamo troppe cose in comune, non è manco il tipo che ti lascia senza fiato dalla bellezza!”

Vuoi risponderti e darti coraggio, vuoi che la razionalità, quel fiuto femminile ti distolga dal pensiero, invece sopraggiunge un’imbecillità inaudita e ti fa vedere tutto perfetto. Capito cosa dico? Tutto perfetto! Non ha vizi (non li vedo), non ha difetti (non li vedo), è uno strafigo per me e seppur distanti come pensiero mi adeguerò per renderlo felice. Ma sono fuori? Si, perché quando mi innamoro divento una perfetta crocerossina, super altruista e vivo per renderlo felice. Mi prenderei a schiaffi ancora per questa invalidità di mente che dovrebbe richiedere un accompagnamento, tanto è invalidante!

Ma che stupide diventiamo con i sentimenti, mettiamo alla loro mercè un piatto invitante dinanzi gli occhi e ci lasciamo predare!

Ti fai ridurre in pezzi, pensi di valere ma nella coppia non vali un tubo, gli regali il tuo aplombe, garbo, riservatezza, classe, lo coccoli, lo erigi come tuo Imperatore e sei capace di litigare con chiunque ti voglia bene e vede in lui una minaccia o una persona perfida che non potrà renderti felice. Il tuo uomo sta giocando, si prende la vittoria, la sfrutta, la sua autostima cresce, magari ci prova davvero a volerti bene, ma non devi mai ribellarti perché sarà pronto a difendersi, rinnegare e cambiare le carte del gioco in tavola.

Mi sono servite queste “cadute rovinose del cuore”, ho imparato anche se so benissimo che se dovessi innamorarmi di nuovo potrei avere il medesimo comportamento, però sto educando la ragione a proteggermi un po’ e ad esser cauta. Se non impariamo dagli errori perseguiamo la nostra fine da soli, perché voglio ricordare che siamo noi a favorire.

Ma ora voglio menzionarvi delle regole che mi sono imposta, forte del fatto che tantissime persone vedono in me cuore, solarità, pregi e abilità. Chissà, potrebbero esser valide anche per altre donne “imbecilli in amore”  come  me:

  • Siate caute, indagate davvero, soprattutto alla nostra età ne ha di storico alle spalle.
  • Non vi confidate subito con lui, potrebbe sfruttare le vostre fragilità utilizzando le parole che vorreste sentirvi dire da un uomo
  • Mettetelo alla prova col tempo: se scappa dopo un pò era un Casanova, però attente anche se continua a conquistarvi, perché spesso amano le poste alte nel gioco e fino a quando non vi azzannano, resistono!
  • Utilizzate il sesto senso, sforzandovi a vedere le incompatibilità per quelle che sono e non con gli occhi innamorati (lo so è difficile)
  • Superiamo dei limiti, gli uomini lo fanno, chi dice che noi non siamo in grado di uscire dal tunnel buio dell’amore e vedere lui per quello che è?
  • Scappate prima del coinvolgimento, appena sentite puzza di bruciato, nessuno cambia. Possono adeguarsi ma poi l’indole verrà fuori e l’uomo ha quella puntina di sensibilità in meno che lo rende vincente nella lotta dei cedimenti
  • Vogliatevi bene, non passate da una relazione all’altra perché da sole siamo un pianeta che ancora non abbiamo scoperto. Riflettete, nella maggior parte dei casi nella vita conviviamo, in famiglia d’origine, con studenti, con amici, con compagni: è improbabile, tranne alcune, vivere completamente da sole quindi la nostra indole è abituata agli adeguamenti con gli altri ma se non forziamo la condizione della solitudine non scopriremo mai chi siamo e le potenzialità di capacità che abbiamo
  • Non pensate mai che un’unione sentimentale possa liberarvi dai compiti, quindi è comoda: noi siamo capacissime di destreggiarci nel mondo sia professionale che burocratico. Anche io professo che l’unione fa la forza e creo squadre con colleghi o amici ma se devo investire in un rapporto sentimentale solo per convenienza, è la più grande bugia che possa raccontare a me stessa
  • Non cercate l’Amore, la reputo una presunzione e l’arroganza di predisporsi forzatamente ad un rapporto. Non durerebbe perché i patti stabiliti non possono appartenere all’Amore, almeno secondo me.
  • Vivete alla giornata, osservando il mondo, la natura, gli animi, confrontatevi, diventate forti per voi stesse, l’amore non può essere relegato ad un rapporto uomo/donna, è tutto, è vivere intensamente, è essere generosi, attenti, disponibili.
  • Lasciate che il destino, il nostro Dio o semplicemente Cupido catturi il vostro cuore, ma se così non fosse vuol dire che compenserete la vostra vita in un altro modo, purchè vi vogliate bene

Sto scrivendo e qualche dubbio l’ho fugato, ripercorrendo attentamente la mia vita, però non ho ancora la soluzione per me, non so ancora se tutta questa analisi mi serva per il futuro, non so ancora se mi innamorerò e mi comporterò come in passato. Spero di no ma se l’Amore non fosse quel mistero meraviglioso, quella magia che ti spezza gli arti e capovolge ogni credo che hai costruito nella tua razionalità, forse non lascerebbe tracce così indelebili da ricordarle per sempre.

 

Come sorelle

Il percorso di vita lo definisco una magia mutante: tutto ti evolve, modifica, insegna, e di ciò che eri rimangono gli aspetti distintivi caratteriali ma anch’essi acquisiscono una maturità e, soprattutto i difetti, diventano “più umani”, più malleabili. Tutto incide nel percorso ma voglio parlare delle amicizie, soprattutto quelle che nascono in età matura. Ovvio che posso pronunciarmi sulla mia esperienza che può somigliare a qualcun’altra ma girandomi intorno, noto che c’è similitudine al mio percorso. Sono sempre stata profonda e non so se determini un guaio o un’intensità di sentimenti. Sono sempre stata Cuore prima della ragione e di questo neppure son certa se possa essere un guaio…so che ne pago spesso le conseguenze. Sono sempre stata attenta a ciò che mi circonda e trovo meravigliosa la natura, il cielo, i bambini, le persone anziane, i deboli ma ho anche l’avidità di andare sempre oltre le apparenze per cercare di comunicare con gli Animi. Penso proprio d’esser un tir di emozioni e che abbia un carattere reputato difficile da coloro che prendono la vita sotto altri aspetti, più ragionata, più ambiziosa, con più ego, insomma più free. Ho imparato a riconoscere le persone e, mentre mantengo le distanze formali con gli opposti, mi avvicino agli Animi simili. Ed è così che succede d’incontrare sul tuo cammino chi ti somiglia caratterialmente: ascolti, valuti, intravedi una similitudine evidente e la cosa che meraviglia di più è che sembri te allo specchio. Inizi così a fidarti, a confrontarti, a confidarti, anzi a volte non ce n’è bisogno, e pensi d’aver trovato una sorella tra la gente, senza un legame genealogico. Nasce un affetto sano, pulito, senza prevaricazione, con i propri spazi perché frequentarsi troppo non è manco nelle mie corde, avrei troppo da fare, ma diventa un legame in cui non è necessario passare del tempo assieme o telefonarsi per ogni novità: siamo mature abbastanza per non esser pedanti e invadenti. Però quando ci vediamo, collaboriamo, riuniamo le forze, esce la vera me perché sa che sta nella sua zona di confort e ciò lo noto anche in loro. Non ho 100 amiche sincere, non mi servono, ne ho 6 che arricchiscono la mia vita, che sono il Dono nella mia vita. Come sorelle? Si….perchè le Anime simili si riconoscono. “Grazie di cuore, Vi voglio bene!” Stefania

come sorelle
Come sorelle

Costruiamo spesso castelli di carta

castello di carta

Il mistero dei sentimenti rimarrà un arcano mai svelato. Prima ci stavo proprio male, oggi accetto di buon grado ogni sconfitta del cuore come percorso obbligato….chissà da chi, però se mi rasserena adotto questo palliativo nei pensieri. Esiste, nella maggior parte dei casi, una percentuale diversa di interesse, sentimento e a volte amore, tra due persone. Credo che nel percorso di vita siano più le delusioni di un rapporto mai nato, disilluso o malato che di successi reali. Eppure spesso dimostriamo d’esser guerrieri nella vita, determinati nella risoluzione di problemi, arditi nel lavoro. Ad Achille direi volentieri “abbiamo ereditato tutti il tuo tallone vulnerabile e si chiama sentimento”. Forti ma deboli negli affetti; risoluti ma malleabili in amore; niente compromessi, tranne in amore…e così via, fino a rendere l’animo così sensibile da non riconoscerti. Ma parliamo della costruzione di un rapporto: proviamo un interesse, speriamo che sia il medesimo, costruiamo piano piano un castello di iniziative, sinergie, confidenze, complicità e poi scopriamo che era solo un castello di carta. Già, si scopre irrimediabilmente che tu desidereresti un vero rapporto e l’altra persona ama solo rifugiarsi nelle tue attenzioni, ma null’altro. Forzare? Inutile, sarebbe un errore madornale perché non vi sarebbero i presupporti per reggere le problematiche future del rapporto. Quindi….dobbiamo lasciar perdere, almeno io la penso così. Nei sentimenti le imposizioni consumano il rapporto mentre la solidità verrà cementata dal volere equo di entrambi a costruire qualcosa di importante. E’ così che la vita scorre attraversando le mareggiate dei sentimenti, in attesa del mare calmo. Di una sola cosa sono felice, però: non ho mai preteso né voluto forzature, nella mia vita e, ogni volta che il castello di carta cade rovinosamente, abbasso lo sguardo verso il cuore e cerco la luce fioca che mi riscalda i pensieri….so che ce la metterò tutta per far ardere di nuovo la fiamma di luce che continuerà ad amare ogni cosa, in attesa di un altro interesse. Forza cuore! Amare è e sarà sempre una storia meravigliosa…Stefania

Codice Y vs X

Donna e Uomo… Ma quando è stato deciso dal “Supremo” di metterli in coppia, non è che fosse distratto? Scherzo, ma non è affatto facile la buona intesa mentale tra di loro e parlerò di questo perché è il sasso nelle scarpe di entrambi. Premesso che la verità probabilmente non esiste e che esistano le “proprie verità”, ecco cosa il mio spirito arguto, aggiunto agli ascolti confidenziali in materia, ha scoperto negli anni. Siamo diversi, soprattutto mentalmente: L’uomo è semplice, elementare e abile nello studiare la donna; La donna è sensibile, materna (ma anche no) e complicata. Si, noi donne abbiamo la capacità di creare formule algebriche coi pensieri, quindi rompiamo le scatole facilmente, siamo precisine e notiamo anche l’aria che circola intorno al nostro uomo. L’uomo è accomodante, evita questioni ma si sente spesso messo in disparte dalle attenzioni della sua donna. Ed ecco uno spaccato di frasi comuni dette dagli uomini: “mi trascura” “pretende che la porti a fare shopping” “mi rimprovera sempre” “fa questioni per sciocchezze ed è esaurita”; Le frasi delle donne: “mi trascura e non fa nulla in casa” “non mi nota manco se sto vestita carina” “pensa solo al calcio e agli amici” “sta sempre meno tempo in casa con la scusa del lavoro”.

Y vs X

Beh, direi che a conflitti siamo ben forniti, nessuno è contento, tranne nel primo periodo di frequentazione. Soluzioni? Alcuni uomini l’hanno trovata! L’isola felice che udite udite è quasi sempre un’”amica” di famiglia, giusto per non destare sospetti: è colei che ascolta la moglie infranta e agisce con astuzia nel rapporto con l’amante. Alcune donne, diciamo scontente, hanno trovato anch’esse la soluzione e anche in questo caso è un amico di famiglia. C’è stato un tempo in cui ho pensato: possibile che il coniuge con piccole protuberanze in fronte, non se ne accorga? Che sciocca! Oggi ho scoperto che per una questione economica, di affezione al tetto coniugale (inteso come casa), e per tacita consapevolezza velata, si rimane insieme “felicemente”. Poi ci sono le donne ardite, quelle stile Giovanna D’arco, le sincere, le corrette che, insofferenti fino all’ultimo capello sulla testa, separano il matrimonio (e purtroppo tra queste ci sono anche io) e assorbono per parecchi anni le conseguenze di ripicche e difficoltà.  Oggi ho capito che “queste” sono proprio sceme e masochiste…. ennà suffrì, invece di fare buon viso e cattivo gioco! Poi ancora ci sono gli uomini che abbandonano il rapporto (rarissimo) perché hanno trovato una compagna che vale la scelta. Siamo così diversi, uomo e donna! Davvero penso che solo il vero amore possa “velare” i difetti e trasformarli in buona convivenza. Ma il vero amore è raro anch’esso e lo si capisce dopo i 40 anni….prima si ha una cognizione infantile e ciò che è un’infatuazione viene chiamato amore: a volte si trasforma in esso, altre volte si comprende cosa fosse dopo almeno 10 anni. Uomo e donna, pianeti che vagano nella galassia: ogni tanto ne incontrano uno che sembra simile e si soffermano a sostare su una panchina fatta di stelle che ahimè un giorno diverranno meteore. Tutto ha un tempo determinato: la vita, la natura e anche le stelle. Chissà cosa farà funzionare davvero un rapporto, però di una cosa sono certa: se si aggiunge a un sentimento vero, la sincerità assoluta, la voglia di battersi per esso, un po’ di buon senso e tanto rispetto, le cose potrebbero anche funzionare….chissà! Stefania

Esser soli non vuol dir “sentirsi” soli

Certo che la vita se la percorri con attenzione, dando un senso ad ogni cosa pur sapendo che spesso il mistero sfiora le tue certezze, impari e cresci: una vera università. A volte mi chiedo perché non sia superficiale, perché ami immergermi nelle situazioni per viverle in profondità…poi lascio stare, è la mia indole e come si fa a mutare un animo! In virtù di questa premessa voglio parlare di solitudine, quella che si “sente”.Sono troppo creativa, estroversa e spontaneamente vitale da provare solitudine ma la riservatezza e i ruoli delle persone nella mia vita, ogni tanto mi hanno turbata. Una parte che ti spaventa un pò è correlata agli affetti, coloro che debilitano la tua vulnerabilità, semplicemente perché coi sentimenti c’è il rischio di soffrire. Un’altra, meno incisiva, è quella associata alle persone, colleghi e tutto il mondo che ti circonda quotidianamente ma anche saltuariamente. Non so se sia diventata col tempo un pò più saggia ma so che c’è stato il periodo adolescenziale dei miei figli che ha rappresentato lo scontro continuo e, in quella occasione, penso che sia io che loro ci siamo sentiti spesso soli. Poi confrontandomi con altri genitori era tutto così simile da convincermi a non tediarmi in modo eccessivo, in attesa di ritornare a codificarci reciprocamente. Nulla di esagerato ma comunque qualcosa che ha rappresentato un gelo improvviso. Col tempo ho capito che siamo essenze caratteriali diverse, pur essendo uniti dal dna  con qualche carattere somatico che si somiglia e la confidenza insita di una famiglia. Quelle differenzePersone simili erano ciò che provocava nei rapporti la “solitudine”, quel vuoto in cui ti senti quasi perduto, dove ti offendi seppure nessuno di proposito l’abbia fatto, sono cresciuta nell’animo ed ho capito. A prescindere, ogni rapporto d’affetto, d’amicizia e non, se non vi è similitudine caratteriale, quel codice muto che allinea le sensazioni, le premure, le azioni e i pensieri, causa sempre lo stesso freddo e la colpa non è di nessuno dei due ma nella differenza d’animo….era così semplice e non l’avevo capito. Ecco perché da un bel po’ di anni non mi sento più sola! Colleghi? Non è necessario più approfondire amicizia se si è diversi, basta solo collaborare professionalmente. Amici? Idem…non mi applico proprio perché mi basta poco per capire se l’animo che ho di fronte è simile al mio. Già, animo…. inutile parlar d’altro quando io sono così e seppur incontro il 70% di persone diverse, non le giudico ma le tengo lontane da un linguaggio che non potrebbero capire: era così semplice e non lo comprendevo. C’è un valore aggiunto a questa consapevolezza: è così bello confrontarsi e aprirsi con persone simili a te perchè quel rapporto ti rende magicamente felice, sereno, compreso anche solo con sguardi o silenzi, ma soprattutto non ti senti più un alieno solo, in un parco innevato. Stefania

Il linguaggio del Cuore

Non so se andarne fiera o meno ma il mio Cuore è tutt’altro che un organo racchiuso nel torace. Sempre in prima linea ma con una condizione di crescendo così elevata da rimanere senza parole quando qualche persona esclama “tu sei l’Amore!” Io sento, agisco, infondo energia di bene, ho premure e ultimamente capita che il cuore venga riconosciuto prima di me. E’ ovvio che ne sia onorata, che la gioia di riuscire a farlo percepire è grande, eppure è lo stesso cuore che non comprende quelli diversi. Sono certa che anche l’altro penserà il contrario e viviamo di incomprensioni reciproche. Dura per me pensare che ci sia il freddo in un cuore, che non senta il bisogno di amare con tutto sè stesso; dura pensare che abbia un pulsante di comando da parte della ragione che lo controlla; dura credere che esistano sentimenti soffocati o ascoltare parole simili: “io non ho mai amato”. E’ un linguaggio proprio incomprensibile per me. Esistono da sempre le differenze caratteriali e la storia, come i percorsi di vita passati e attuali hanno palesato grandi slanci d’amore. Si, non sarà consueto ma esiste. In nome dell’Amore sono state fatte guerre, dispute, abbiamo conosciuto addirittura preti che hanno lasciato la veste sacra, sappiamo di storie di grandi cambiamenti in nome dell’amore che davvero non è relegabile solo ai rapporti umani ma anche verso gli animali, la natura, il mare. Scelte eclatanti e non sono poche. L’amore possiede verve, iniziativa, poesia ma soprattutto follia. Posso dire che nella gioia di questo carattere entusiasta di tutto, l’unico muro che mi blocca è sentire un cuore freddo, perché mi raggela e non riesco a comprendere come sia possibile che viva al polo artico invece che nel colore delle emozioni, sensazioni e note di musica celestiale. In fondo l’amore è un linguaggio, una condizione di benessere che seppur renda l’animo sensibile, seppur soffra nel comprendere certe anaffetività latenti, appena può si dissocia per volgere lo sguardo sempre verso energie simili. Si, il segreto è questo: calamitare il proprio cuore verso quelli affini, perché  provare a salvare quelli polari, si rischia di morir di freddo e  noIl Cuoren ne vale la pena…. Stefania

I sentimenti in età matura

Penso che i sentimenti nell’età matura abbiano altri algoritmi a differenza di quelli giovanili. Il Cuore è lo stesso ma le cicatrici, no. Penso che nessuno sia esulato dal soffrire coi sentimenti, anche le persone più forti, anche gli uomini, nonostante vengano additati come insensibili piuttosto spesso. Invece no, e lo dico non per difendere qualcuno ma perché sulla sofferenza in amore ne ho viste e sentite abbastanza. Per me tutti soffriamo in percentuali piccole, medie o grandi, ma accade. Il bello dei sentimenti è che danno vigore al cuore ed entusiasmo all’animo, ma sono anche quelli che riescono a fare più disastri. E’ come se il cuore avesse una vita tutta sua, percezioni e ragioni tutte sue in cui la determinazione, la forza e il coraggio pare vengano annullati. Io ad esempio sono di una forza incredibile mentre il Cuore mi spiattella sul muro, rompendomi le ossa! E allora, dopo le esperienze dolorose, che ripeto, fanno parte della vita di tutti, diventiamo estremamente cauti nei sentimenti. Vivi in bilico a una corda su un dirupo altissimo, con la paura di cadere. Poi, provi a fare qualche passetto in avanti, sorridendo alla vita e spesso, nel “sentire” i tuoi sentimenti piuttosto che osservare chi hai dinanzi, torni indietro per riprendere fiato. A volte arretri giusto di qualche passo ma rimani sulla corda, altre, torni sulla terra ferma e i sottotitoli dei pensieri scrivono: “ ma chi me lo fa fare!” Si, perché crescere non è solo una prerogativa di anni che passano e tempo biologico che scorre, no! Crescere, vuol dire anche imparare a comprendere meglio se stessi e a chiedersi davvero cosa si voglia o cosa non si voglia da un rapporto. In età matura hai un lavoro consolidato e seppure non fosse così, un ruolo sociale, familiare. Insomma sei un’essenza con i sentimenti in età maturaun’identità riconoscibile e hai scritto più di metà del libro della tua vita, quindi cosa si potrebbe auspicare? Per me il primo motore è il rispetto, poi i valori, poi la pazienza e quel pizzico di saggezza che introdotta in un rapporto lo rende scrupolosamente educato, attento a rispettare i propri spazi ma anche a coinvolgere le vite vissute sinora. Serve tanta similitudine, che non significa cercare un clone bensì guardare verso lo stesso orizzonte. Se dovesse leggere questo articolo un giovane di 20 anni, lo riterrebbe frutto di follia, invece ogni età ha le sue prerogative esistenziali anche al cospetto di un rapporto. Mi piace guardare indietro ed osservare la Stefania che a volte ha commesso errori, altre li ha subiti, però la forza dell’amore per la vita non le ha mai fatto avere rimpianti perché in quel momento era ciò che doveva succedere per migliorare. Oggi non posso dichiarare che lei sia cresciuta perché so che domani sarà più giudiziosa di oggi ma so anche che le esperienze l’hanno aiutata a maturare e su queste basi prova ad affrontare la vita scrivendo una pagina alla volta…tanto correre servirebbe solo a creare i presupposti per un altro errore. Stefania

Positivi si nasce?

Positivi si nasce? Forse si: è una propensione naturale ma di certo si evolve col tempo: più attraversa tempeste e più alza la soglia, accantonando dettagli che prima erano importanti e dopo diventano sciocchi. Non so quanti nella vita hanno esclamato “Ma come fai? Non ti ricordo mai senza il sorriso!” Vero, confermo, ma ciò non preclude mancanza di problemi, tristezze, disgrazie o difficoltà. La mia vita è ugualissima a quella degli altri: non esiste chi venga preservato da ostacoli, esiste però una diversa modalità per affrontarli e lì mi sa che il dna fa la sua parte. Se guardo indietro vedo una propensione al ragionamento: devo capire, perché ho un’integrità di correttezza e sincerità tali che spesso, nel notare azioni o pensieri poco chiari, pongo domande. Si dice metaforicamente che io veda sempre il “bicchiere mezzo pieno” ma è molto più complessa la cosa: la verità è che osservo tanto, dalle persone, alla società, alla natura e agli animali, che creo pensieri filosofici tali da regalarmi ragioni meravigliose per vivere. E’ come se volessi dare un senso ad ogni cosa, eppure sono super indaffarata, con mille impegni! C’è una parte tenace del mio cervello che assorbe ogni dettaglio e lo elabora per vivere bene. Una risorsa di benessere personale. Oggi, ad esempio sono felice e così carica perché è da un mese che seguo l’evoluzione di una piantina nata da una piccola fenditura sul marmo del mio balcone. Nello squarcio c’è solo cemento e quando vidi nascere questo filo d’erba decisi da subito di non strapparlo: volevo capire quanto avesse resistito in quelle condizioni, soprattutto perché non piove da un bel pò di tempo. La settimana scorsa notai una bozza di bocciolo e meravigliata continuai a pensare: non mollo l’intento, devo comprendere come sopravvive nel cemento questo rametto di verde. Beh, 3 giorni fa, è sbocciato un fiore fucsia semplicemente meraviglioso, con un vigore nei petali e nelle foglie, come se fosse nel giardino degli Dei. E la cosa che mi stranisce è come sopravviva, visto il caldo e l’esempio delle 2 piantine che ho: basta un giorno che non le innaffi e appassiscono subito. Cosa mi ha fatto dedurre questa anomalia della natura? Che nulla è impossibile, che anche un animo arido può fiorire, che le difficoltà si possono superare e che la volontà di emergere, di amarsi e di agire, sono insite nella natura, come in noi. Non esiste aiuto valido se non nel provare a scaturirlo prima da noi stessi e poi chiedendolo agli altri. Le risposte ai dubbi, ai problemi e indecisioni, dimorano dentro di noi anche se spesso sembra che gli altri ci regalino la soluzione. Noi siamo gli artefici dei cambiamenti, dei cammini, dei sentimenti e della forza. Questo voglio leggere tra le righe nella piantina che è sul mio balcone e rimarrà un grande insegnamento per me. La positività nasce con noi ma se non la coltiviamo osservando ciò che tanti occhi non vogliono vedere, rimarrà solo un ricordo genetico e non sarà mai in grado di farti vivere nello stupore, nella gioia e nella consapevolezza d’un viaggio unico che ci ha regalato il destino. Io ci credo….. Stefania

Ps. Ovviamente la foto è originale e la circostanza la chiamerò “La forza della vita

Anaffettività: quando il Cuore è chiuso in una gabbia

Nei sentimenti siamo tutti diversi, però alcune persone, spesso di sesso maschile soffrono di anaffettività, in forma leggera o addirittura patologica. Dal un punto di vista della parola, per anaffettività si intende l’incapacità di una persona di provare o esprimere affetti. In altre parole, nell’individuo anaffettivo si riscontra l’incapacità, di provare emozioni oppure di esprimere le emozioni che si riescono a provare, che quindi rimangono represse e non espresse. Non di rado questo fenomeno si manifesta in persone che sono soggette a stress, hanno molte cose a cui pensare e non vengono mai ricambiate o aiutate, malgrado riescano a compiere gesti che non esprimono indifferenza alla vita altrui. L’individuo anaffettivo tende così a distaccarsi da tutto il mondo e a dimenticarsi di esistere, affidandosi solo alla pura razionalità prima di compiere una qualunque azione. All’anaffettività può essere legata la cosiddetta alessitimia (anche alexitimia, dal greco a- «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione» dunque: «mancanza di parole per [esprimere] emozioni»), che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, che comporta l’incapacità sia di riconoscere sia di descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. Gli affetti, in genere, e per definizione, sono sentimenti di singolare intensità che si sottraggono al controllo della volontà. Un comportamento è definito come “affettivo” quando è causato da forti emozioni. Un soggetto anaffettivo non prova né esprime affetti in condizioni e circostanze in cui normalmente questi vengono provati. Il problema può rientrare in un quadro psicopatologico particolare e definito clinicamente (psicosi) e si esprime attraverso la difficoltà di mostrare sentimenti ed emozioni. In casi particolarmente complicati, l’anaffettività può accompagnarsi a una barriera corporea particolarmente pesante: in questo caso la persona anaffettiva è anche scarsamente propensa al contatto fisico, fino a provare imbarazzo o disagio nell’essere abbracciata. Ovvio che in taluni casi la diagnosi può essere complicata da fattori culturali: è infatti noto che le culture del Nord Europa sono molto meno propense all’espressione dei sentimenti di quelle mediterranee, contatto fisico compreso.In psicopatologia, va sottolineato che l’anaffettività non è considerata una sindrome, ma un sintomo. Può essere presente infatti anche nell’anoressia mentale, in alcuni tipi di psicosi e in misura minore nelle nevrosi ossessive e in alcuni disturbi di personalità.

Possibili cause dell’anaffettività:

Si tratta spesso di un fenomeno di tipo difensivo che si manifesta contestualmente alla presenza di emozioni particolarmente forti o che incutono paura. In generale si può dire con certezza che se per un individuo amare, nel suo vissuto passato, è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente lo stesso individuo può cominciare a reputarlo un comportamento da evitare e da scansare, creando così quella che viene a essere una reale difficoltà nel produrre e reggere relazioni e rapporti che comportino in qualche modo l’implicazione di una certa intimità. In altri termini, le persone anaffettive hanno difficoltà a esprimere emozioni più per paura di restarne feriti che per effettiva incapacità a provare sentimenti. L’anaffettività può essere un modo inconscio per difendersi da esperienze dolorose vissute durante l’infanzia. Sono infatti particolari situazioni traumatiche, di abbandono o percepite come tali, che generano tale freddezza e, successivamente, quello che viene definito un totale ripiegamento emotivo. L’individuo, per non soffrire più, si organizza attraverso il distacco emotivo difensivo. Le persone con tale caratteristica infatti, ogni volta che sono in qualche modo sfiorate dall’amore, dagli affetti, da qualsiasi forma sentimentale positiva, sono pervase dall’angoscia dell’abbandono e inconsapevolmente si difendono ibernandosi, raggelandosi negli atteggiamenti, in una sorta di bolla anestetica personale. L’anaffettività è sostanzialmente disinteresse, vero o voluto, di sentimenti verso persone che ci potrebbero coinvolgere emotivamente. È una difesa del proprio io, che ha stabilito, fin dalla tenera età, che non vuole coinvolgimenti emotivi, perché questi lo fanno soffrire. Il risultato è un ripiegamento su se stessi e i propri bisogni e ovviamente queste persone, non si rendono conto del loro modo di essere, che ritengono normale. (fonte Riza.it) E come al solito scrivo le mie personalissime considerazioni. Ho conosciuto individui così e forse per un periodo della mia infanzia anch’io ho sofferto chiudendomi a riccio. Poi, apprezzando l’amore che riscontravo in alcune persone, ho scelto quella strada. Amare senza condizioni o risparmi energetici vuol dire ricevere col tempo affetto e stima comune. E’ come un investimento sul proprio Cuore: pare che conceda tanto ma poi ne riceve altrettanto. Ciò però, ha fatto in modo che individuassi atteggiamenti anaffettivi e devo riconoscere che è doloroso sentire persone frenate e racchiuse in una razionalità che sa di distacco. Non so come si possa guarire o aiutare a farlo però so soltanto che ho creduto sempre nella forza delle carezze rivolte ad un cuore. Ho creduto sempre nella delicatezza di passi leggeri e discreti, di rispetto e silenzi per concedere il tempo e lo spazio all’altro Cuore, di imparare ad Amare, fino a che non diventa semplice come il sorgere del Sole. Stefania

Le parole che non ho detto

Posso parlare di me, ma quanti di Voi avranno trattenuto parole mai dette nella sfera personale? Devo riconoscere come difetto l’estrema sincerità ma anche il pudore e un rispetto esagerato, quindi i sottotitoli passano soventi nella mia mente e lascio uscire solo alcune parole. Il blocco di cemento armato che opprime il respiro lasciando concetti interi nascosti nel Cuore, è una realtà. Ho una visione arcaica dei valori d’un tempo, questo modo medievale di trattare i sentimenti, questo pudore che imbarazza i pensieri e questo specchio che mi vede vestita moderna ma urla d’indossare un abito da Dama. A volte penso d’esser stata catapultata in questa epoca ad insaputa dell’animo, sennò una lotta greco romana l’avrei affrontata per rimanere nei secoli passati, o quantomeno avrei voluto che nella rinascita avessi abbandonato le velleità delle vite precedenti. E succede, allora, che vorrei dire a qualcuno “sai, ti trovo meravigliosamente interessante”, oppure “mi piacerebbe che diventassimo amici per capire chi sei o cosa potresti essere”. Agire osando in questo modo? Giammai! E’ come se il solo pensiero mi facesse prendere la scossa. Mai che mi sia pentita di non averlo fatto e ne spiego anche i motivi attraverso una filosofia tutta personale: Voglio essere una libera scelta, esser cercata perché si ha voglia d’esser miei amici. Poi credo nel destino, in quelle coincidenze che stupiscono sempre e che sono l’inizio della meraviglia. Credo che la mia vita stia a cuore di qualcuno lassù e quindi troverò familiarità in qualche dettaglio caratteriale nella persona appena conosciuta. Credo infine di dover percorrere la mia vita senza cercare sguardi perché sono certa che la persona importante la incrocerò improvvisamente sulla via maestra e il sorriso scaturirà in entrambi, inconsapevolmente. Alcune pagine di vita amo scriverle, come nel lavoro, nei progetti, nelle idee, nei sogni. Mai che abbia desiderato scrivere la pagina sentimentale, mai che abbia avuto rimpianti perché seppur innamorata, la realtà era che lui non lo fosse, altrimenti la magia sarebbe nata. Fatalista dell’Amore? Si, forse è proprio così: l’importante è che continui a camminare felice, senza sedermi su una panchina ad aspettare. Stefania