Il nuovo glossario giovanile? Ebbene si, dobbiamo adeguarci!

Più di 500 parole e molte locuzioni informali del linguaggio adolescenziale sono state raccolte in un glossario preparato da un gruppo di studenti della facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università Lumsa. Il volume ha come titolo “Bella ci! Piccolo glossario di una lingua sbalconata” (Edicions de l’Alguer per la collana Alba Pratalia) “Ciao Vale, ci becchiamo sul tardi, andiamo a drinkare, ti lovvo tanto”. “Ok Fede, speriamo mia mamma non svalvoli, ti lovvo anch’io”. Potrebbe essere la conversazione tra due adolescenti innamorati, secondo il linguaggio giovanile corrente. Un colloquio che nella forma propria della lingua italiana sarebbe così: “Ciao Valeria, ci incontriamo sul tardi, andiamo a bere qualcosa, ti amo tanto”; “D’accordo Federico, speriamo che mia madre non faccia storie, ti amo anch’io”. Parlato informale e spesso scherzoso, forme dialettali, frasi prese in prestito dalla pubblicità, dal cinema o dai media, espressioni gergali tradizionali e innovative si fondono tra loro nel “giovanilese”, il linguaggio proprio dei giovani, spesso di difficile comprensione immediata per gli adulti. Partendo dal fortunatissimo “postare” (pubblicare qualcosa online, derivato dall’inglese “to post”, mettere nella posta, imbucare) e ormai entrato nell’uso comune il glossario propone numerose espressioni proprie del parlare dei giovani tra loro: da “beccarsi” (incontrarsi) a “bordello” (confusione), da “clannare” (far entrare qualcuno in un clan, in un gruppo) a “svalvolare” (uscire di senno), da “ciorro” (persona di brutto aspetto) a “ciospa” (sigaretta) a “scialla” (tranquillo). E poi varie locuzioni, come “essere fuori come un balcone” (essere fuori di testa) o “ma che ne sanno i 2000” (per indicare l’ignoranza dei nati nel 21/o secolo). E, infine, alcuni acronimi: “da Omw (sto arrivando: “Omw, aspetta 3 secondi”) a W8 (aspettare: “W8, vado al bagno”). Molto amati anche i suffissi -oso e -ata: da “palloso” (noioso) a “morbidoso” (delicato), da “gufata” (frase che porta sfortuna) a “cinesata” (oggetto di scarsa qualità). Anche le forme dialettali sono molto frequenti e variano da territorio a territorio: dai romaneschi “piottare” (correre a cento all’ora, derivato da ‘piotta’, moneta da cento lire) e “mortazza” (mortadella), al nordico “burdél” (chiasso), al napoletano “frisco” (per indicare un giovane vigoroso), ai toscani “bischero” (sciocco) e “boscare” (mancare un appuntamento). Alcuni termini stranieri, adattati all’italiano, sono perfino abusati: “drinkare” (per bere; dall’inglese “to drink”), “lovvare (per amare, da “to love”), googlare (per ‘fare una ricerca su Google’). Altre locuzioni sono tratte dalla televisione, dalle canzoni o dalla pubblicità: “Anto’, fa caldo!”, oppure: maglia nuova? “no lavata con perlana”; e ancora: “Andiamo a comandare”. Molto amati sono i troncamenti, sia di nomi comuni (“bici”, per bicicletta; “raga” o “rega”, per ragazzi), sia di nomi propri (Fede, Vale, Nico). Altre parole sono proprie del gergo tradizionale: “gasato” (euforico), “toppare” (sbagliare), “ganzo” (scaltro); altre di carattere innovativo: “spaccare” (avere successo), “bidonare” (mancare un appuntamento), “bangladino” (rivendita gestita da un uomo del Bangladesh); altre ancora, infine, prese in prestito dalla medicina: “sclerare” (impazzire); o dalla scienza: “atomico” (eccezionale) (fonte ANSA). Nel leggerlo, sorridendo, ho partecipato ad un breve master sulla nuova comunicazione! Ci dobbiamo adeguare ai tempi seppur mi senta in dovere di invogliare, comunque, i giovani ad aggiungere ma mai sostituire le belle espressioni della lingua Italiana, Stefania

teen ager

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