Esser soli non vuol dir “sentirsi” soli

Certo che la vita se la percorri con attenzione, dando un senso ad ogni cosa pur sapendo che spesso il mistero sfiora le tue certezze, impari e cresci: una vera università. A volte mi chiedo perché non sia superficiale, perché ami immergermi nelle situazioni per viverle in profondità…poi lascio stare, è la mia indole e come si fa a mutare un animo! In virtù di questa premessa voglio parlare di solitudine, quella che si “sente”.Sono troppo creativa, estroversa e spontaneamente vitale da provare solitudine ma la riservatezza e i ruoli delle persone nella mia vita, ogni tanto mi hanno turbata. Una parte che ti spaventa un pò è correlata agli affetti, coloro che debilitano la tua vulnerabilità, semplicemente perché coi sentimenti c’è il rischio di soffrire. Un’altra, meno incisiva, è quella associata alle persone, colleghi e tutto il mondo che ti circonda quotidianamente ma anche saltuariamente. Non so se sia diventata col tempo un pò più saggia ma so che c’è stato il periodo adolescenziale dei miei figli che ha rappresentato lo scontro continuo e, in quella occasione, penso che sia io che loro ci siamo sentiti spesso soli. Poi confrontandomi con altri genitori era tutto così simile da convincermi a non tediarmi in modo eccessivo, in attesa di ritornare a codificarci reciprocamente. Nulla di esagerato ma comunque qualcosa che ha rappresentato un gelo improvviso. Col tempo ho capito che siamo essenze caratteriali diverse, pur essendo uniti dal dna  con qualche carattere somatico che si somiglia e la confidenza insita di una famiglia. Quelle differenzePersone simili erano ciò che provocava nei rapporti la “solitudine”, quel vuoto in cui ti senti quasi perduto, dove ti offendi seppure nessuno di proposito l’abbia fatto, sono cresciuta nell’animo ed ho capito. A prescindere, ogni rapporto d’affetto, d’amicizia e non, se non vi è similitudine caratteriale, quel codice muto che allinea le sensazioni, le premure, le azioni e i pensieri, causa sempre lo stesso freddo e la colpa non è di nessuno dei due ma nella differenza d’animo….era così semplice e non l’avevo capito. Ecco perché da un bel po’ di anni non mi sento più sola! Colleghi? Non è necessario più approfondire amicizia se si è diversi, basta solo collaborare professionalmente. Amici? Idem…non mi applico proprio perché mi basta poco per capire se l’animo che ho di fronte è simile al mio. Già, animo…. inutile parlar d’altro quando io sono così e seppur incontro il 70% di persone diverse, non le giudico ma le tengo lontane da un linguaggio che non potrebbero capire: era così semplice e non lo comprendevo. C’è un valore aggiunto a questa consapevolezza: è così bello confrontarsi e aprirsi con persone simili a te perchè quel rapporto ti rende magicamente felice, sereno, compreso anche solo con sguardi o silenzi, ma soprattutto non ti senti più un alieno solo, in un parco innevato. Stefania

Il linguaggio del Cuore

Non so se andarne fiera o meno ma il mio Cuore è tutt’altro che un organo racchiuso nel torace. Sempre in prima linea ma con una condizione di crescendo così elevata da rimanere senza parole quando qualche persona esclama “tu sei l’Amore!” Io sento, agisco, infondo energia di bene, ho premure e ultimamente capita che il cuore venga riconosciuto prima di me. E’ ovvio che ne sia onorata, che la gioia di riuscire a farlo percepire è grande, eppure è lo stesso cuore che non comprende quelli diversi. Sono certa che anche l’altro penserà il contrario e viviamo di incomprensioni reciproche. Dura per me pensare che ci sia il freddo in un cuore, che non senta il bisogno di amare con tutto sè stesso; dura pensare che abbia un pulsante di comando da parte della ragione che lo controlla; dura credere che esistano sentimenti soffocati o ascoltare parole simili: “io non ho mai amato”. E’ un linguaggio proprio incomprensibile per me. Esistono da sempre le differenze caratteriali e la storia, come i percorsi di vita passati e attuali hanno palesato grandi slanci d’amore. Si, non sarà consueto ma esiste. In nome dell’Amore sono state fatte guerre, dispute, abbiamo conosciuto addirittura preti che hanno lasciato la veste sacra, sappiamo di storie di grandi cambiamenti in nome dell’amore che davvero non è relegabile solo ai rapporti umani ma anche verso gli animali, la natura, il mare. Scelte eclatanti e non sono poche. L’amore possiede verve, iniziativa, poesia ma soprattutto follia. Posso dire che nella gioia di questo carattere entusiasta di tutto, l’unico muro che mi blocca è sentire un cuore freddo, perché mi raggela e non riesco a comprendere come sia possibile che viva al polo artico invece che nel colore delle emozioni, sensazioni e note di musica celestiale. In fondo l’amore è un linguaggio, una condizione di benessere che seppur renda l’animo sensibile, seppur soffra nel comprendere certe anaffetività latenti, appena può si dissocia per volgere lo sguardo sempre verso energie simili. Si, il segreto è questo: calamitare il proprio cuore verso quelli affini, perché  provare a salvare quelli polari, si rischia di morir di freddo e  noIl Cuoren ne vale la pena…. Stefania

I sentimenti in età matura

Penso che i sentimenti nell’età matura abbiano altri algoritmi a differenza di quelli giovanili. Il Cuore è lo stesso ma le cicatrici, no. Penso che nessuno sia esulato dal soffrire coi sentimenti, anche le persone più forti, anche gli uomini, nonostante vengano additati come insensibili piuttosto spesso. Invece no, e lo dico non per difendere qualcuno ma perché sulla sofferenza in amore ne ho viste e sentite abbastanza. Per me tutti soffriamo in percentuali piccole, medie o grandi, ma accade. Il bello dei sentimenti è che danno vigore al cuore ed entusiasmo all’animo, ma sono anche quelli che riescono a fare più disastri. E’ come se il cuore avesse una vita tutta sua, percezioni e ragioni tutte sue in cui la determinazione, la forza e il coraggio pare vengano annullati. Io ad esempio sono di una forza incredibile mentre il Cuore mi spiattella sul muro, rompendomi le ossa! E allora, dopo le esperienze dolorose, che ripeto, fanno parte della vita di tutti, diventiamo estremamente cauti nei sentimenti. Vivi in bilico a una corda su un dirupo altissimo, con la paura di cadere. Poi, provi a fare qualche passetto in avanti, sorridendo alla vita e spesso, nel “sentire” i tuoi sentimenti piuttosto che osservare chi hai dinanzi, torni indietro per riprendere fiato. A volte arretri giusto di qualche passo ma rimani sulla corda, altre, torni sulla terra ferma e i sottotitoli dei pensieri scrivono: “ ma chi me lo fa fare!” Si, perché crescere non è solo una prerogativa di anni che passano e tempo biologico che scorre, no! Crescere, vuol dire anche imparare a comprendere meglio se stessi e a chiedersi davvero cosa si voglia o cosa non si voglia da un rapporto. In età matura hai un lavoro consolidato e seppure non fosse così, un ruolo sociale, familiare. Insomma sei un’essenza con i sentimenti in età maturaun’identità riconoscibile e hai scritto più di metà del libro della tua vita, quindi cosa si potrebbe auspicare? Per me il primo motore è il rispetto, poi i valori, poi la pazienza e quel pizzico di saggezza che introdotta in un rapporto lo rende scrupolosamente educato, attento a rispettare i propri spazi ma anche a coinvolgere le vite vissute sinora. Serve tanta similitudine, che non significa cercare un clone bensì guardare verso lo stesso orizzonte. Se dovesse leggere questo articolo un giovane di 20 anni, lo riterrebbe frutto di follia, invece ogni età ha le sue prerogative esistenziali anche al cospetto di un rapporto. Mi piace guardare indietro ed osservare la Stefania che a volte ha commesso errori, altre li ha subiti, però la forza dell’amore per la vita non le ha mai fatto avere rimpianti perché in quel momento era ciò che doveva succedere per migliorare. Oggi non posso dichiarare che lei sia cresciuta perché so che domani sarà più giudiziosa di oggi ma so anche che le esperienze l’hanno aiutata a maturare e su queste basi prova ad affrontare la vita scrivendo una pagina alla volta…tanto correre servirebbe solo a creare i presupposti per un altro errore. Stefania

50 euro che volano per strada: Incredibile vicenda

Incredibile! In un piccolo paesino, sulla strada principale, è successo che improvvisamente svolazzavano, come una manna dal cielo, banconote da 50€.  Disperse dal vento che cadevano al suolo pronte per essere raccolte in una scena surreale, ma vera, che ha mandato in tilt passanti di Camposampiero, in provincia di Padova. A generare l’accaduto è stata una donna che, senza accorgersene, ha iniziato a perdere man mano la mazzetta di soldi che aveva in borsa: 1200 euro in banconote da 50. 50 euroQuando se n’è resa conto, la signora, confusa, si è lanciata a destra e a sinistra per raccogliere i primi ‘fogli’, in mezzo alla strada. Le vetture si sono bloccate, automobilisti e passanti si sono messi alla caccia dei 50 euro che libravano come rondini ovunque, e alla fine le hanno recuperate e consegnate tutte alla legittima proprietaria (fonte Ansa).  Ma è meraviglioso leggere notizie simili! D’altronde, tranne pochi (ma non tanto), siamo persone d’un integrità unica. Generoso, dinamico, altruista, passionale e creativo: ecco il vero popolo Italiano, ecco anime belle pronte ad ogni tipo di soccorso col cuore in prima linea. Sono le notizie che vorrei sempre leggere e quelle che vorrei sottolineare come esempio per le nuove generazioni: bambini a cui consegnare le nostre azioni e vederle attuare con una marcia in più, quella del loro cuore. Stefania

Perchè i bambini sono instancabili?

Ma come fanno i bambini a non crollare? Praticamente instancabili! Se talvolta ve lo siete chiesti osservando vostro figlio (o nipote) al parco, sappiate che a rendere i bambini così instancabili sono anche i loro muscoli. In base a uno studio pubblicato su Frontiers in Physiology, il tessuto muscolare dei bambini è simile, per certi versi, a quello degli atleti professionisti: non solo sopporta bene lo sforzo fisico, ma recupera anche molto velocemente, superando in efficienza, persino quello dei campioni di resistenza. Un test dei ricercatori della Université Clermont Auvergne, in Francia, e della Edith Cowan University, Australia, hanno chiesto a tre gruppi di volontari (bambini tra gli 8 e i 12 anni; adulti non allenati e campioni nazionali di triathlon, corsa e ciclismo su lunga distanza) di pedalare su una cyclette. Per ogni gruppo sono stati valutati due modi di produrre energia: un esercizio di tipo aerobico, che utilizza l’ossigeno presente nel sangue, e uno di tipo anaerobico, che sfrutta invece le riserve di glicogeno (le scorte di zuccheri)  nei muscoli e nel fegato e produce acido lattico, generando fatica muscolare. Insomma da prestazioni olimpiche. I bambini hanno superato gli adulti in tutti i test. Hanno sfruttato più spesso il metabolismo aerobico che corrisponde al sistema energetico che ha la resa migliore, ideale per i compiti di resistenza, e sono quindi risultati meno stanchi anche dopo l’esercizio ad alta intensità. Sono riusciti inoltre a riprendersi più in fretta, come dimostrato dalle misurazioni del battito cardiaco e dalla spiccata capacità di rimuovere l’acido lattico, presente nel sangue: questo composto è infatti tossico per l’organismo, e il suo accumulo porta a fatica e crampi muscolari. La scoperta è importante perché spiega quali potenzialità siano già insite nel fisico dei bambini, la resistenza alla fatica e la capacità di recupero e su quali ci sia invece margine di miglioramento (qualità dei movimenti, forza fisica, velocità). Bambini instancabili«La nostra ricerca – dicono gli autori dello studio – indica che la prestanza aerobica, almeno a livello muscolare, cala significativamente quando il bambino si porta verso l’età adulta, che è più o meno il momento in cui aumenta il rischio di malattie come il diabete». (fonte Focus) Chi ha figli o nipoti piccoli sa di cosa abbiamo parlato e conosce bene il livello di instancabilità dei bambini. Però, se ci penso e soprattutto se rifletto sull’energia di mio nipote, credo che la meraviglia della loro essenza ci faccia sorridere ma l’allenamento a cui ci sottopongono nel seguirli è pari a 2 lezioni consecutive da un Personal Trainer! Non ci resta che approfittare di questa palestra fisica e mentale che ci regalano questi scriccioli d’uomo. Stefania

Un paese in Inghilterra si sta sollevando: Willand e il suo mistero

Willand, borgo di 6.000 abitanti situato nel sud-ovest del Regno Unito, lascia attoniti anche i geologi più esperti. Il terreno su cui è stato costruito, infatti, si sta sollevando come in nessun’altra.  Il fenomeno, che per il momento risulta impercettibile agli abitanti, fa alzare Willand a una velocità di 2 centimetri all’anno. Sembrerebbe un dettaglio impercettibile ma se si ragiona, il fenomeno, andando avanti con questo ritmo per qualche millennio,  finirebbe per trovare Willand spostato verso l’alto di alcune decine di metri. Lo dicono le immagini dei satelliti. Gli spostamenti idrogeologici non sono così rari ma l’innalzamento è inspiegabile. Lo conferma Abdy Sowter, responsabile di GVL (Geomatic Ventures Limited), una Società che studia i movimenti del suolo attraverso l’uso dei satelliti: «Analizzando il suolo del Regno Unito, si può trovare una spiegazione per il 99 per cento dei casi di terreno in movimento. Ma quel che accade a Willand è al momento senza risposta» (fonte Focus). Lo studio di un suolo in una regione pianeggiante o poco ondulata come quella di Willand ha cercato di trovare ragioni plausibili cercando di scoprire la presenza di scavi sotterranei e di miniere, di cui è il Regno Unito è ricco. Eppure in questo caso non è presente alcuna di queste condizioni. E non si deve pensare neppure a fenomeni più eclatanti come risalite di magmi o “duomi salini” (cupole sotterranee che si sviluppano tra rocce sedimentarie) perché il quell’area, è accertato, non vi è in atto nulla di tutto ciò. Insomma Fenomeno inspiegabile! Se al momento non impensierisce gli abitanti, c’è qualcuno che lo osserva con preoccupazione: sono gli ingegneri che stanno lavorando a un progetto per una linea ferroviaria ad alta velocità. Una variazione di quota di pochi millimetri all’anno, in questi casi, non è assolutamente da sottovalutare! In attesa di svelare il mistero di Willand mi piace pensare che non tutto ha una spiegazione plausibile, nella vita. So che gli studi, le ricerche e le analisi rappresentano le giuste risposte del sapere e non possiamo che ringraziare d’aver la fortuna di conoscere, ma se non esistesse il mistero e la magia di fenomeni, non svilupperemmo la consapevolezza che tutto davvero è possibile, oltre l’inspiegabile ragione umana. Willand, seguirò le tue vicende perché mi hai meravigliosamente stupita! StefaniaWILLAND

Impariamo a farci un selfie?

Alcuni studiosi americani hanno calcolato la distanza e l’angolazione ideali per catturare un selfie senza distorsioni. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista JAMA Facial Plastic Surgery  per fare ritratti che non alterino le caratteristiche del viso bisognerebbe stare lontani dall’obiettivo 2 metri, ma avremmo dovuto avere braccia lunghe 1 metro e mezzo.  Al contrario, i selfie scattati da una distanza di 30 centimetri dal viso – i più frequenti – finiscono per deturpare i connotati, primo fra tutti il naso. A sostenerlo è lo studio del ricercatore Boris Paskhover in California (fonte Focus) che ha creato un modello matematico per descrivere gli effetti distorsivi dei selfie scattati a diverse angolazioni e a differenti distanze. A fare la differenza sullo stravolgimento dei connotati è la posizione della telecamera. Se si trova a un metro e mezzo il nostro viso non subisce nessuna modifica (ma in questo caso per scattare serve il celebre bastone da selfie), Se è invece a 30 centimetri di distanza, il naso subisce un aumento del 30% delle dimensioni negli uomini e del 29% nelle donne. Il motivo della distorsione è legato alla prospettiva. Vediamo allora come scattare un bel selfie:

  1. Cercate sempre di scattare la foto dall’alto
  2. Strizzare un po’ gli occhi
  3. Cercate l’illuminazione giusta
  4. Un segreto è trovare il profilo, il sorriso o la smorfia giusta provando a fare numerosi selfie in casa: così scoprirete il vostro lato migliore e riuscirete ad avere uno scatto perfetto in qualsiasi occasione
  5. Sorridete, non c’è niente di più bello dell’essere felici
  6. Cogliete il momento più naturale possibile, a volte risulta lo scatto migliore                                                                                                           Selfieby Stefania

Positivi si nasce?

Positivi si nasce? Forse si: è una propensione naturale ma di certo si evolve col tempo: più attraversa tempeste e più alza la soglia, accantonando dettagli che prima erano importanti e dopo diventano sciocchi. Non so quanti nella vita hanno esclamato “Ma come fai? Non ti ricordo mai senza il sorriso!” Vero, confermo, ma ciò non preclude mancanza di problemi, tristezze, disgrazie o difficoltà. La mia vita è ugualissima a quella degli altri: non esiste chi venga preservato da ostacoli, esiste però una diversa modalità per affrontarli e lì mi sa che il dna fa la sua parte. Se guardo indietro vedo una propensione al ragionamento: devo capire, perché ho un’integrità di correttezza e sincerità tali che spesso, nel notare azioni o pensieri poco chiari, pongo domande. Si dice metaforicamente che io veda sempre il “bicchiere mezzo pieno” ma è molto più complessa la cosa: la verità è che osservo tanto, dalle persone, alla società, alla natura e agli animali, che creo pensieri filosofici tali da regalarmi ragioni meravigliose per vivere. E’ come se volessi dare un senso ad ogni cosa, eppure sono super indaffarata, con mille impegni! C’è una parte tenace del mio cervello che assorbe ogni dettaglio e lo elabora per vivere bene. Una risorsa di benessere personale. Oggi, ad esempio sono felice e così carica perché è da un mese che seguo l’evoluzione di una piantina nata da una piccola fenditura sul marmo del mio balcone. Nello squarcio c’è solo cemento e quando vidi nascere questo filo d’erba decisi da subito di non strapparlo: volevo capire quanto avesse resistito in quelle condizioni, soprattutto perché non piove da un bel pò di tempo. La settimana scorsa notai una bozza di bocciolo e meravigliata continuai a pensare: non mollo l’intento, devo comprendere come sopravvive nel cemento questo rametto di verde. Beh, 3 giorni fa, è sbocciato un fiore fucsia semplicemente meraviglioso, con un vigore nei petali e nelle foglie, come se fosse nel giardino degli Dei. E la cosa che mi stranisce è come sopravviva, visto il caldo e l’esempio delle 2 piantine che ho: basta un giorno che non le innaffi e appassiscono subito. Cosa mi ha fatto dedurre questa anomalia della natura? Che nulla è impossibile, che anche un animo arido può fiorire, che le difficoltà si possono superare e che la volontà di emergere, di amarsi e di agire, sono insite nella natura, come in noi. Non esiste aiuto valido se non nel provare a scaturirlo prima da noi stessi e poi chiedendolo agli altri. Le risposte ai dubbi, ai problemi e indecisioni, dimorano dentro di noi anche se spesso sembra che gli altri ci regalino la soluzione. Noi siamo gli artefici dei cambiamenti, dei cammini, dei sentimenti e della forza. Questo voglio leggere tra le righe nella piantina che è sul mio balcone e rimarrà un grande insegnamento per me. La positività nasce con noi ma se non la coltiviamo osservando ciò che tanti occhi non vogliono vedere, rimarrà solo un ricordo genetico e non sarà mai in grado di farti vivere nello stupore, nella gioia e nella consapevolezza d’un viaggio unico che ci ha regalato il destino. Io ci credo….. Stefania

Ps. Ovviamente la foto è originale e la circostanza la chiamerò “La forza della vita”

Anaffettività: quando il Cuore è chiuso in una gabbia

Nei sentimenti siamo tutti diversi, però alcune persone, spesso di sesso maschile soffrono di anaffettività, in forma leggera o addirittura patologica. Dal un punto di vista della parola, per anaffettività si intende l’incapacità di una persona di provare o esprimere affetti. In altre parole, nell’individuo anaffettivo si riscontra l’incapacità, di provare emozioni oppure di esprimere le emozioni che si riescono a provare, che quindi rimangono represse e non espresse. Non di rado questo fenomeno si manifesta in persone che sono soggette a stress, hanno molte cose a cui pensare e non vengono mai ricambiate o aiutate, malgrado riescano a compiere gesti che non esprimono indifferenza alla vita altrui. L’individuo anaffettivo tende così a distaccarsi da tutto il mondo e a dimenticarsi di esistere, affidandosi solo alla pura razionalità prima di compiere una qualunque azione. All’anaffettività può essere legata la cosiddetta alessitimia (anche alexitimia, dal greco a- «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione» dunque: «mancanza di parole per [esprimere] emozioni»), che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, che comporta l’incapacità sia di riconoscere sia di descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. Gli affetti, in genere, e per definizione, sono sentimenti di singolare intensità che si sottraggono al controllo della volontà. Un comportamento è definito come “affettivo” quando è causato da forti emozioni. Un soggetto anaffettivo non prova né esprime affetti in condizioni e circostanze in cui normalmente questi vengono provati. Il problema può rientrare in un quadro psicopatologico particolare e definito clinicamente (psicosi) e si esprime attraverso la difficoltà di mostrare sentimenti ed emozioni. In casi particolarmente complicati, l’anaffettività può accompagnarsi a una barriera corporea particolarmente pesante: in questo caso la persona anaffettiva è anche scarsamente propensa al contatto fisico, fino a provare imbarazzo o disagio nell’essere abbracciata. Ovvio che in taluni casi la diagnosi può essere complicata da fattori culturali: è infatti noto che le culture del Nord Europa sono molto meno propense all’espressione dei sentimenti di quelle mediterranee, contatto fisico compreso.In psicopatologia, va sottolineato che l’anaffettività non è considerata una sindrome, ma un sintomo. Può essere presente infatti anche nell’anoressia mentale, in alcuni tipi di psicosi e in misura minore nelle nevrosi ossessive e in alcuni disturbi di personalità.

Possibili cause dell’anaffettività:

Si tratta spesso di un fenomeno di tipo difensivo che si manifesta contestualmente alla presenza di emozioni particolarmente forti o che incutono paura. In generale si può dire con certezza che se per un individuo amare, nel suo vissuto passato, è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente lo stesso individuo può cominciare a reputarlo un comportamento da evitare e da scansare, creando così quella che viene a essere una reale difficoltà nel produrre e reggere relazioni e rapporti che comportino in qualche modo l’implicazione di una certa intimità. In altri termini, le persone anaffettive hanno difficoltà a esprimere emozioni più per paura di restarne feriti che per effettiva incapacità a provare sentimenti. L’anaffettività può essere un modo inconscio per difendersi da esperienze dolorose vissute durante l’infanzia. Sono infatti particolari situazioni traumatiche, di abbandono o percepite come tali, che generano tale freddezza e, successivamente, quello che viene definito un totale ripiegamento emotivo. L’individuo, per non soffrire più, si organizza attraverso il distacco emotivo difensivo. Le persone con tale caratteristica infatti, ogni volta che sono in qualche modo sfiorate dall’amore, dagli affetti, da qualsiasi forma sentimentale positiva, sono pervase dall’angoscia dell’abbandono e inconsapevolmente si difendono ibernandosi, raggelandosi negli atteggiamenti, in una sorta di bolla anestetica personale. L’anaffettività è sostanzialmente disinteresse, vero o voluto, di sentimenti verso persone che ci potrebbero coinvolgere emotivamente. È una difesa del proprio io, che ha stabilito, fin dalla tenera età, che non vuole coinvolgimenti emotivi, perché questi lo fanno soffrire. Il risultato è un ripiegamento su se stessi e i propri bisogni e ovviamente queste persone, non si rendono conto del loro modo di essere, che ritengono normale. (fonte Riza.it) E come al solito scrivo le mie personalissime considerazioni. Ho conosciuto individui così e forse per un periodo della mia infanzia anch’io ho sofferto chiudendomi a riccio. Poi, apprezzando l’amore che riscontravo in alcune persone, ho scelto quella strada. Amare senza condizioni o risparmi energetici vuol dire ricevere col tempo affetto e stima comune. E’ come un investimento sul proprio Cuore: pare che conceda tanto ma poi ne riceve altrettanto. Ciò però, ha fatto in modo che individuassi atteggiamenti anaffettivi e devo riconoscere che è doloroso sentire persone frenate e racchiuse in una razionalità che sa di distacco. Non so come si possa guarire o aiutare a farlo però so soltanto che ho creduto sempre nella forza delle carezze rivolte ad un cuore. Ho creduto sempre nella delicatezza di passi leggeri e discreti, di rispetto e silenzi per concedere il tempo e lo spazio all’altro Cuore, di imparare ad Amare, fino a che non diventa semplice come il sorgere del Sole. Stefania

A caccia di Calorie

Primavera? Diventiamo cacciatori di calorie! E mentre, proprio in questo periodo, la festa della Mamma impone il brano “Son tutte belle le Mamme del mondo” noi sostituiamo il termine Mamme con “diete”! Ma quante ce ne saranno in giro e quante ne avremmo provate finora? Consolatevi: per la mia mole formosa, il numero è praticamente indecifrabile! Ma non voglio parlarvi di diete, solo i Nutrizionisti potranno farlo nel modo giusto. Però mi va fornirvi una bella tabella di alimenti con le chilocalorie per 100 grammi. In effetti il nodo di ogni dieta è il conteggio calorico: dobbiamo compensare le calorie perse con quelle introdotte perché l’energia che forniamo al corpo mediante l’alimentazione è il carburante di cui si ha bisogno per respirare, correre, fare sport o anche solo dormire. A cosa servirà questa tabella? A tenere d’occhio la “gravità” di ogni azione “mangereccia”, così almeno i sensi di colpa daranno una bacchettata, come le vecchie Maestre, sulle mani. Buon conteggio calorico, soprattutto a coloro che sono bravi in matematica. Oh Mon Dieu! Io non lo sono mai stata…ecco perché la carne è in esubero! Stefania