Esser soli non vuol dir “sentirsi” soli

Certo che la vita se la percorri con attenzione, dando un senso ad ogni cosa pur sapendo che spesso il mistero sfiora le tue certezze, impari e cresci: una vera università. A volte mi chiedo perché non sia superficiale, perché ami immergermi nelle situazioni per viverle in profondità…poi lascio stare, è la mia indole e come si fa a mutare un animo! In virtù di questa premessa voglio parlare di solitudine, quella che si “sente”.Sono troppo creativa, estroversa e spontaneamente vitale da provare solitudine ma la riservatezza e i ruoli delle persone nella mia vita, ogni tanto mi hanno turbata. Una parte che ti spaventa un pò è correlata agli affetti, coloro che debilitano la tua vulnerabilità, semplicemente perché coi sentimenti c’è il rischio di soffrire. Un’altra, meno incisiva, è quella associata alle persone, colleghi e tutto il mondo che ti circonda quotidianamente ma anche saltuariamente. Non so se sia diventata col tempo un pò più saggia ma so che c’è stato il periodo adolescenziale dei miei figli che ha rappresentato lo scontro continuo e, in quella occasione, penso che sia io che loro ci siamo sentiti spesso soli. Poi confrontandomi con altri genitori era tutto così simile da convincermi a non tediarmi in modo eccessivo, in attesa di ritornare a codificarci reciprocamente. Nulla di esagerato ma comunque qualcosa che ha rappresentato un gelo improvviso. Col tempo ho capito che siamo essenze caratteriali diverse, pur essendo uniti dal dna  con qualche carattere somatico che si somiglia e la confidenza insita di una famiglia. Quelle differenzePersone simili erano ciò che provocava nei rapporti la “solitudine”, quel vuoto in cui ti senti quasi perduto, dove ti offendi seppure nessuno di proposito l’abbia fatto, sono cresciuta nell’animo ed ho capito. A prescindere, ogni rapporto d’affetto, d’amicizia e non, se non vi è similitudine caratteriale, quel codice muto che allinea le sensazioni, le premure, le azioni e i pensieri, causa sempre lo stesso freddo e la colpa non è di nessuno dei due ma nella differenza d’animo….era così semplice e non l’avevo capito. Ecco perché da un bel po’ di anni non mi sento più sola! Colleghi? Non è necessario più approfondire amicizia se si è diversi, basta solo collaborare professionalmente. Amici? Idem…non mi applico proprio perché mi basta poco per capire se l’animo che ho di fronte è simile al mio. Già, animo…. inutile parlar d’altro quando io sono così e seppur incontro il 70% di persone diverse, non le giudico ma le tengo lontane da un linguaggio che non potrebbero capire: era così semplice e non lo comprendevo. C’è un valore aggiunto a questa consapevolezza: è così bello confrontarsi e aprirsi con persone simili a te perchè quel rapporto ti rende magicamente felice, sereno, compreso anche solo con sguardi o silenzi, ma soprattutto non ti senti più un alieno solo, in un parco innevato. Stefania

Guarire l’Anima….

Forse qualche persona ha fiducia perché so ascoltare, forse mi ritiene forte e determinata per le mie azioni, forse vengo scelta per un’empatia incomprensibile che concede quel lasciarsi andare come un fiume in piena….non so, ma mi ritrovo a consolare anime in pena semplicemente rivelando come io sia uscita dalla medesima situazione. Spesso i tormenti riguardano le storie finite in cui è così difficile rinascere. Questo post racconterà semplicemente la mia esperienza di vita che forse, potrebbe servire. Quando anche io mi sono trovata a fare i conti col fallimento di un rapporto importante, ho conosciuto lo strazio di un dolore fisico che tale non è, ma fa così male. Non sapevo da dove cominciare, cosa dire, cosa fare, so solo che quel lutto dovevo elaborarlo per me stessa, perché la negatività avrebbe travolto i pensieri e rischiavo di conoscere la depressione. Poi, un giorno, ho preso un foglio ed ho tracciato una riga verticale al centro. A sinistra ho titolato “Ricordi Belli” a destra “Ricordi Brutti”. Eravamo io e quel foglio e sapevo che avrei potuto confidare le pene dell’Anima, quei segreti inconfessabili che spesso non si dicono per Amore. Si, avevo deciso di scrivere, non quello che avevo lasciato percepire, le parole non dette, i rimproveri mai fatti, le umiliazioni che lui non immaginava, ma ciò che avevo “SENTITO” sul serio, le dimensioni reali dei miei sentimenti, delle mie paure, delle mie delusioni. Ho cercato di annotare i ricordi più impressi: I belli, c’erano ma, quando ho cominciato a scrivere i più umilianti, quella lista cresceva, scrivevo di getto, tanto ero solo in compagnia della mia Anima, stavo tranquilla…. Ohhhh, quante parole mai dette, quanti disagi mai espressi…. e la lista cresceva ancora. Poi, ho smesso, mi ero stancata, per me ero stata esaustiva, bastava ciò che quell’inchiostro aveva impresso. Prima di rileggere, ho preferito calmare quell’impeto di rabbia che dimorava in Me, poi ho cominciato a leggere: i ricordi belli mi hanno fatto sorridere e scaturito un malinconico rimpianto; i ricordi brutti….. ma quanti erano? Che disastro! L’impeto mi aveva rabbuiato lo sguardo, non avevo idea di quanto fosse lunga quella lista! Leggevo, mentre quell’acqua salata prodotta dagli occhi, scorreva senza fine. E’ alla fine di quella lettura che ho deciso di forzare la mia natura e di rinascere, di ritrovarmi, di cominciare ad amarmi, di sapere cosa avrei desiderato per me, ma soprattutto cosa non avrei voluto mai più che accadesse! Era cambiato il mio modo di vedere il passato e osservare quella lista lunghissima di ricordi brutti è stato il preludio di un nuovo inizio, quello che avrei finalmente voluto, quello che avrei meritato. Quel foglio l’ho portato nel portafoglio, ripiegato, in modo da rileggerlo ogni qual volta il sorriso desiderava divenire pianto e l’ho buttato via, dopo ben 3 anni, quando ho sentito che non mi sarebbe servito più. A tutti coloro che soffrono per Amore, uomini o donne che siano, consiglio di agire come me: non so se possa essere la strada giusta, ma so che ha funzionato facendo rinascere il sole che era sopito nella mia Anima. Stefania