L’Italia eccelle nell’agricoltura sostenibile, ma abbandona la dieta mediterranea

Un Paese all’avanguardia quanto a tecniche agricole a basso impatto ambientale, ma sempre più distante da una cultura alimentare legata al territorio: è il quadro dell’Italia consegnato dal Food Sustainability Index (indice di sostenibilità alimentare), una classifica che mette a confronto 34 Paesi del mondo in base all’impatto ambientale e socioeconomico dei loro modelli alimentari. A condurci in alto è la voce dedicata all’agricoltura, mentre a spingerci verso il basso è il dilagare dell’obesità infantile. Quest’ultimo tema è fortemente legato alla salute del Pianeta: le nostre scelte alimentari sono infatti responsabili di circa un terzo delle emissioni di gas serra di origine antropica. Tallone d’Achille. Gli italiani si discostano progressivamente dalla dieta mediterranea (quella che privilegia alimenti quali olio d’oliva, verdure, frutta, legumi, cereali e moderate quantità di pesce, carni bianche e prodotti caseari), un tipo di alimentazione che non solo riduce il rischio di malattie croniche e disturbi cardiovascolari, ma che ha anche un minore impatto ambientale. Sovrappeso e malnutriti. Abbiamo abitudini di vita più sedentarie e la diffusione dei supermercati, stanno causando una transizione nutrizionale verso alimenti processati e subito pronti (magari consegnati a domicilio); ci si muove sempre meno, e di conseguenza, si diventa più facilmente sovrappeso.

Dieta Mediterranea

Le conseguenze alimentari di questo stile di vita aumenta il numero di bambini sovrappeso, dall’altro cresce la malnutrizione cronica – per la carenza di vitamine e altri micronutrienti essenziali – che comporta, in alcuni casi, anche un ritardo dello sviluppo poiché vi è un più alto consumo pro capite di cibo da fast food. Una nostra responsabilità. Il risvolto ambientale di abitudini di consumo per la salute è particolarmente pressante nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, minacciati da cambiamenti climatici, degrado del suolo, carenza d’acqua e forti flussi migratori che aumentano la pressione esercitata sulle zone ad alto tasso di urbanizzazione. Occorrono capillari campagne di educazione pubblica, insieme a provvedimenti di legge più specifici e mirati alla tutela dei consumatori più giovani, per invertire, in positivo, le tendenze evidenziate. (Fonte Focus) L’ho letto con rammarico perchè si palesa l’importanza di alimenti poveri e semplici che sono stati sbaragliati da stili di vita definiti moderni, poca pazienza nel cucinare e un consumismo che deraglia i pensieri invogliando ad estremizzare diete tipo vegane o iperproteiche per “salvare la salute”. I nutrizionisti e gli scienziati ridono di gusto su queste mode che non fanno altro che muovere l’economia di un mood errato: trovatemi un nutrizionista bravo che vi consegni un regime alimentare totalmente vegano o proteico, una follia! Peccato che i bambini stanno crescendo con un’educazione alimentare sbagliata che, sono certa, entro 10 anni verrà bandita per ritornare alla grande scuola della cucina mediterranea. Io sono e sarò sempre per gli equilibri e per le nostre tradizioni alimentari che sono state il fiore all’occhiello dell’Italia intera. Stefania