Le parole che non ho detto

Posso parlare di me, ma quanti di Voi avranno trattenuto parole mai dette nella sfera personale? Devo riconoscere come difetto l’estrema sincerità ma anche il pudore e un rispetto esagerato, quindi i sottotitoli passano soventi nella mia mente e lascio uscire solo alcune parole. Il blocco di cemento armato che opprime il respiro lasciando concetti interi nascosti nel Cuore, è una realtà. Ho una visione arcaica dei valori d’un tempo, questo modo medievale di trattare i sentimenti, questo pudore che imbarazza i pensieri e questo specchio che mi vede vestita moderna ma urla d’indossare un abito da Dama. A volte penso d’esser stata catapultata in questa epoca ad insaputa dell’animo, sennò una lotta greco romana l’avrei affrontata per rimanere nei secoli passati, o quantomeno avrei voluto che nella rinascita avessi abbandonato le velleità delle vite precedenti. E succede, allora, che vorrei dire a qualcuno “sai, ti trovo meravigliosamente interessante”, oppure “mi piacerebbe che diventassimo amici per capire chi sei o cosa potresti essere”. Agire osando in questo modo? Giammai! E’ come se il solo pensiero mi facesse prendere la scossa. Mai che mi sia pentita di non averlo fatto e ne spiego anche i motivi attraverso una filosofia tutta personale: Voglio essere una libera scelta, esser cercata perché si ha voglia d’esser miei amici. Poi credo nel destino, in quelle coincidenze che stupiscono sempre e che sono l’inizio della meraviglia. Credo che la mia vita stia a cuore di qualcuno lassù e quindi troverò familiarità in qualche dettaglio caratteriale nella persona appena conosciuta. Credo infine di dover percorrere la mia vita senza cercare sguardi perché sono certa che la persona importante la incrocerò improvvisamente sulla via maestra e il sorriso scaturirà in entrambi, inconsapevolmente. Alcune pagine di vita amo scriverle, come nel lavoro, nei progetti, nelle idee, nei sogni. Mai che abbia desiderato scrivere la pagina sentimentale, mai che abbia avuto rimpianti perché seppur innamorata, la realtà era che lui non lo fosse, altrimenti la magia sarebbe nata. Fatalista dell’Amore? Si, forse è proprio così: l’importante è che continui a camminare felice, senza sedermi su una panchina ad aspettare. Stefania