Ferdinando Ciafrè ci parla del Respiro

Caro lettore,

mi accingo a scrivere qualche breve riflessione su questo blog della carissima Stefania

che ringrazio di avermi invitato a parteciparvi.

Vorrei iniziare con te un percorso di crescita, in modo semplice, articolo dopo articolo.

Non me ne vogliano i cattedratici, se sarò sintetico e non esaustivo ma il mio intento è quello di condividere dei passi nell’ ascolto del mistero della Vita, con entusiasmo e la  gioia dello stare insieme.

Desidero iniziare questa riflessione dal Respiro.

Il respiro è alla base di tutto, della Vita, delle emozioni come vedremo, del raggiungimento dei nostri risultati.

Partiamo dalla fisiologia del respiro.

Per far entrare l’aria nei polmoni (inspirazione)

occorre un lavoro muscolare per contrastare la resistenza al flusso di aria dei bronchi e il ritorno elastico dei polmoni e del torace.

Il polmone tende sempre a sgonfiarsi (come un pallone), quindi l’espirazione è un fenomeno passivo (che non richiede sforzo).

Questo ci indica che l’atto della vita richiede uno sforzo, già nel respiro.

Al momento della nascita il primo ciclo respiratorio viene indotto dall’intervento dell’ostetrica.

Mentre il decesso è determinato da un’espirazione passiva.

In molte discipline in cui si lavora col respiro,

l’inspirazione è collegata con il benessere, la Luce, il

Prana, l’Energia Positiva che entra

mentre l’espirazione con la catarsi, l’eliminazione delle scorie, delle “negatività”.

Ma, a volte, nella vita,

ci sono momenti in cui le emozioni prendono il sopravvento: l’ansia,

la rabbia, la paura, la depressione, la tristezza fino all’adp (l’attacco di panico).

In quei momenti siamo quasi completamente in balìa dell’emozione negativa che ci sta condizionando.

Ci dimentichiamo di una cosa però.

Quale?

Del nostro respiro.

Della Vita che ci dà il respiro.

In questi stati emotivi,

il ciclo respiratorio è alterato e non vi diamo importanza.

Si crea un processo condizionante che può diventare patologico, definito col termine “Identificazione Emotiva”.

Cioè possiamo identificarci in quello stato di ansia, di paura, di rabbia

perdendo a volte il contatto con la realtà,

ma sicuramente lo perdiamo con il nostro respiro.

Se definisci il tuo respiro “corto”, “spezzato”, “in apnea” forse gli stati di identificazione emotiva sono più familiari di quello che immaginiamo.

Nel prossimo articolo tre semplici esercizi di respirazione per alleviare gli stati di identificazione emotiva e migliorare il tuo benessere. Ferdinando Ciafrè

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